Recensione “Il piano del Gatto” di Sergio Cova

Ho il libro in mano e lo guardo. 
Il titolo è efficace, ma mi trovo a dire: “Chi sei Gatto? Cos’hai da raccontarmi?”
La cover mi piace. Leggo la trama e trovo che l’immagine scelta per la copertina sia proprio azzeccata. 
Leggo la scheda dell’autore e sbircio la fotografia: è delle mie parti e trovo che sia una piacevole sorpresa.
Bene, le premesse sono buone. 

Inizio a leggere e le pagine mi scivolano tra le dita, fluide, armoniose. La narrazione è pulita e sa condurmi nelle vite del Monaco, del Rosso e del Principe. Tre giovani uomini uniti dall’amicizia, dalla sventura, dai sogni e dalla voglia di far girare la ruota della fortuna. A loro favore, una volta tanto. Per ora tirano avanti per inerzia, hanno nel cuore l’aspettativa di giorni migliori e pensano alla svolta, anche se per ora sembra solo un miraggio. Poi un’idea che sembra così lontana dalla possibilità di essere attuata, si fa sempre più insistente nelle loro teste, striscia sotto pelle, prende forma e mostra le sue tante facce: 
avanti Gatto, parlaci del tuo piano. 
E sia.

I tempi in cui la banda di questi “ragazzacci” si riunisce al Jolly Blue a giocare la schedina che forse cambierà la vita, riporta la mia memoria storica ai tempi in cui il nostro Bel Paese viveva un difficile momento di cambiamento, in cui si sentivano spesso notizie di bombe in piazza, di Brigate Rosse, di attentati, per arrivare, più avanti, a ricordare la scomparsa dei giudici Falcone e Borsellino.
Arrivo a pagina 149 e mi ritrovo in un luogo reale, che conosco bene, a cui sono affezionata: mi emoziono e mi viene voglia di trascrivere le parole. Non capita tutti i giorni di riconoscere in un libro i posti che hai nel cuore…

 “La biblioteca civica è in via Sacco, in un’ala di Palazzo Estense. Lo era nel ’77 e per mia fortuna non l’hanno trasferita. Tre gradini in marmo e una porta a vetri mi separano dal luogo dove, più di ogni altro, avrei voluto lavorare. Mi sono sempre piaciuti il silenzio e i libri. E una biblioteca è l’unico posto dove queste due cose vanno a braccetto. La sala lettura è un ampio locale con una serie di lunghi tavoli in legno.” 

Il ritmo incalzante mi tiene incollata alle pagine. Riga dopo riga si concretizzano le emozioni dei personaggi, e insieme a loro sento l’elettricità della speranza e… non posso dire cos’altro, altrimenti svelerei l’esito del piano del Gatto! O correrei il rischio di anticipare che il Gatto non è l’unico ad avere un piano… Del resto, il profumo (o il puzzo, a seconda dei punti di vista) del denaro, soprattutto se è in gran quantità, si sente da lontano e non si dimentica facilmente.

Arrivo in fondo alla storia e i colpi di scena che ho incontrato sono stati efficaci: “hai capito il… cos’ha combinato?”.

Lo dicevo che le premesse erano buone, infatti è stata davvero una piacevole lettura.


L’autore:
Sergio Cova è nato a Varese nel 1978. Ha pubblicato due romanzi gialli, Tutti colpevoli (2011) e Una via d’uscita (2013). Il suo racconto Ventiré, vincitore del premio NebbiaGialla 2013, è stato pubblicato sul n. 3100 del Giallo Mondadori.

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