Recensione “Ah… Ahh… Ahhh…” di Nuwanda

Prima di tutto vorrei proprio sapere se ci ho azzeccato sospettando la penna di una donna (che scrive similmente a un uomo) dietro questo fantasioso pseudonimo. Il titolo è fantastico e il significato ancora meglio.

Poi, Doppio Senso è solo la punta di un iceberg di nomi che esprimono caratteri e mestieri, una cittadella a senso unico perché tutti sono un po’ ottusi, ma a senso anche doppio perché dietro una pizzetta potrebbe nascondersi un omicida. Lo scrittore è bravo, ma matto e presuntuoso (non l’autore della storia, lo scrittore di cui si narra), la bibliotecaria intelligente ma invidiosa, il barista fa un caffè favoloso, ma anche no… insomma, i personaggi sono veri nel loro essere macchiette, mai perfetti, mai esagerati.

La penna che scrive in simil sangue la vorrei pure io e in generale è un libro che ho letto volentieri, ma. Ma. E adesso parte il cazziatone all’autore: il contrasto tra la leggerezza generale e la morte mi lascia spaesata, il finale è scontato (non tanto chi è l’omicida quanto le sue motivazioni), ci sono tutti i presupposti per farsi grasse risate, ma non si ride. Se fosse voluto, se la patina di briosa e spumeggiante quasi ilarità fosse la sfoglia che nasconde un ripieno marcio (tipo critica alla cittadella perbenino) allora sarebbe perfetto che si sia a un passo dalla risata ma non ci si arrivi mai, perché da ridere in effetti ci sarebbe poco, ma qui invece ci si rimane male perché è evidente, anche dal racconto post racconto, che l’autore sa scrivere e bene, eppure non si lascia andare, non esplode. E allora? Dove sei, Nuwanda? Che ne pensi? Che ci dici? 
Detto tra noi sembra un esercizio di scrittura creativa, al quale può succedere l’effettivo scritto da pubblicare.
Capita di consigliare libri scritti peggio, ma che dimostrano l’effettivo sforzo dell’autore, piuttosto di questo che merita una rivisitazione per poi essere SUPERCONSIGLIATO!
(Giada Alessia Lugli per Books Hunters Blog)

L’autore:

«Rispettando lo spirito di appassionata sperimentazione dei nostri poeti, rinuncio al mio nome. D’ora in poi chiamatemi Nuwanda.» (cit. film L’attimo fuggente).

L’autore, alla sua prima opera, ha scelto questo pseudonimo che rievoca uno spirito: i capi indiani d’America si facevano dipingere il simbolo di Nuwanda, un fulmine, sul petto per esprimere la propria forza.
Nuwanda: un fulmine che illumina il buio della notte.
Please follow and like us:

Commenti Facebook

  1. Ringrazio tantissimo le books hunters per le loro parole.
    Tanti sono gli interrogativi che mi sono stati rivolti, di solito quando questo accade vuol dire che si è seminato bene, diversamente ci sarebbe l’oblio. Io non sfuggo 🙂 Sono qui, sempre, spero, nella piena capacità di poter dire la mia. Quando impugniamo una penna tra le mani, in fondo, è proprio perché si pensa di dover comunicare qualcosa e non fermarsi a un semplice esercizio (quest’ultima parola mi rimanda a qualcosa di matematico, dove 1+1=2, applico la regola e basta. Mentre quanto si compie un percorso narrativo, l’autore crea e a volte, per sentirlo unicamente suo, vorrebbe utilizzare una penna simil sangue, anche per non dissanguarsi nelle lunghe prose…).
    Io ho voluto donare una “visione”, che può assumere significati diversi, secondo chi sia l’osservatore, il quale formula il suo giudizio basandosi sulle proprie conoscenze, intese più come esperienze personali, sentimenti di vita. Se riflettiamo, esistono nella storia, anche recente, libri che se letti in modo diverso (a volte pure perché tradotti male) possono cambiare completamente di senso, generando nei peggiori dei casi delle guerre. Ad esempio, un aspetto che non è stato ancora toccato nelle recensioni che ho potuto leggere del mio libro e perché, fatto un po’ “anomalo”, l’autore abbia deciso d’inserire due immagini (qualcosa di visivo oltre che scritto)? Soffermiamoci sulla prima, il monumento “The Pencil”. Ditemi voi, davvero vedete una matita? Potreste dire con certezza che l’autore di quell’opera, monumento in memoria della Battaglia di Largs, volesse identificare un simile ricordo in un lapis? Per Bentivoglio, invece, è una penna e chi potrebbe contraddirlo? Altri potrebbero pensare addirittura a una lancia di un cavaliere medievale. Ecco che l’osservatore mette in moto la sua immaginazione e cerca il senso nascosto (oppure per lui evidente) di quello che gli viene mostrato, non accettando più che sia imposto dall’alto (ricordate “la matita”?) ma andando in cerca di un “doppio senso”. Lasciatemi dire inoltre che questa è la mia prima opera, qualcosa alla portata di tutti, anche di quelli che non leggono gli esordienti o che si chiudono in un genere letterario rifiutando altri libri. Il mio è un romanzo breve, già questo dovrebbe rompere le titubanze e invitare a una facile lettura. Ora è in atto un giveaway, chiunque ha un blog può mettersi in gara e dire la sua.
    Vi aspetto in tanti. Grazie.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *