Recensione “La felicità dell’attesa” di Carmine Abate

Il viaggio ci segna dentro, ci scolpisce e rende forti. A ogni passo su questo mondo, a ogni nuova angolazione e in ogni nuovo paesaggio, troviamo quella parte di noi assopita o in attesa di animarsi. I nuovi orizzonti mutano di giorno in giorno e si lasciano fotografare nella mente di chi sa coglierne la bellezza. Viaggiare… e altro non so dire. Un bisogno, un elemento di crescita e a volte di prospettiva. La chiave è proprio quest’ultima: sapere che le cose per essere giudicate, devono essere guardate in ogni modo possibile. Così, se in Italia piove, non è detto che l’America stia piangendo.

“La felicità dell’attesa” è partenza e ritorno, attesa e percorso. Una scelta che tocca tre generazioni e cambia di volta in volta le vite di chi è venuto prima e di chi ancora dovrà venire. Una storia di famiglia e scelte, capace di coinvolgerci così a fondo, da lasciarci piacevolmente toccati al cuore.

Questa storia è raccontata dal presente, ma ci parla del passato. Narra di sacrifici necessari, di gente di paese che negli anni più difficili, è anche costretta a emigrare per trovare lavoro e di conseguenza vita migliore e sostentamento per la propria famiglia. Siamo nel 1903 quando Carmine Leto, colui da cui iniziò tutto, parte per l’America in cerca di fortuna.

Una vita che si consuma fra Hora, un paesino della Calabria, e la Merica, come la chiamano lì. Uno snodo di storie che incespicano fra loro in maniera costante, un filo condurrà in ogni istante il futuro, ovvero il nostro narratore presente, nel passato del primo Carmine Leto, che costruisce una famiglia solida, ma che come tutte le famiglie, vive i suoi amori e disonori con fervore e rancore.

“I tempi sono tre: presente del passato, presente del presente, presente del futuro. Queste
tre specie di tempi esistono in qualche modo nell’animo e non le vedo altrove: il presente del passato è la memoria, il presente del presente è la visione, il presente del futuro è l’attesa. (SANT’AGOSTINO, Le confessioni, libro XI)”

Un albero genealogico che si ingrandisce di più man mano che passano gli anni. Una storia che si ramifica e diventa sempre più potente e complessa. Amori e sapori che restano fino all’ultimo legati ai protagonisti. Uno su tutti, quello di Jon e Norma Jeane, un personaggio reale, che in questo libro regala attimi di pura attesa e qualche balzo del cuore. Un tocco di “spettacolarità” in una storia che è così reale e sincera, da essere proclamata parte del nostro essere italiani, fra modi di dire, insegnamenti e tradizioni che non passano negli animi più arretrati, e che si insinuano sotto forma di questa potente narrazione negli animi più giovani.
“Tutto si giusta in questo mondo, fuorché la morte.”
Ognuno dei personaggi di questo libro, vive pienamente la propria vita, arricchendola di scelte e vicissitudini che modificano il corso delle vite altrui. Questo autore ha tessuto una trama forte e piena, regalandoci così tante prospettive e colori che se ci penso, valgono un lungo e fascinoso viaggio.
“Tutti noi viviamo a un passo dal baratro, in attesa di fare i conti con le nostre esistenze, finché arriva qualcuno dal passo felpato che ci spinge nel vuoto. Lì, sul fondo, dentro una pozza d’acqua rossastra guizzano come anguille di fiumara i frammenti segreti della nostra memoria, anche quelli più subdoli e dolorosi che vorremmo dimenticare.”
“La felicità dell’attesa” è una lettura che arriva. Che si dà e non teme. Una storia di famiglia, amori e tradizioni, modi di essere e ricordi, lettere e fotografie celate. È passato che scivola nel presente, sono personaggi che voglio essere liberi di cercarsi nel mondo. 
“Il presente del futuro è l’attesa.”
(la Books Hunter Jessica)

«Il primo a partire fu Carmine Leto, il nonno paterno di cui porto il nome.» Comincia così la nuova saga di Carmine Abate che abbraccia quattro generazioni della famiglia Leto, più di un secolo di storie e tre continenti. Come La collina del vento era la storia di una famiglia che rimane e resiste, così La felicità dell’attesa racconta i destini – più che mai attuali – di quanti lasciarono le sponde del Mediterraneo per cercare fortuna altrove, approdando nella “Merica Bona”: una terra dura eppure favolosa, di polvere e grattacieli, sfide e trionfi.
È qui, negli States, che un ragazzo partito nel 1903 dal paese arbëresh di Carfizzi, la mitica Hora di Abate, può diventare un campione di bowling noto in tutto il mondo: Andy “The Greek” Varipapa. Proprio lui è il mentore di Jon Leto, l’uomo che parte tre volte: per vendetta, per amore e per lavoro. A Los Angeles, grazie a Andy, Jon incontrerà una giovane donna circonfusa di un fascino magnetico, come il neo ammaliatore sulla sua guancia sinistra: Norma Jeane, non ancora nota con il nome che la renderà un mito…
Carmine Abate dà vita a una grandiosa epopea tra l’Italia e il “mondo grande”, che ancora una volta scava nella nostra memoria collettiva e ci racconta di uomini e donne coraggiosi: dal capostipite Carmine Leto, con la sua moglie americana, al figlio Jon e al nipote Carmine, il narratore della storia, che segue le tracce segrete del proprio padre; dal duro lavoro nelle miniere del Meridione alle speranze di riscatto nella “terra promessa” oltreoceano; dalle straordinarie donne del passato a quelle di oggi, come Lina Leto, irrequieta e ribelle, e la figlia Lucy, che ai giorni nostri torna inaspettatamente al paese per riscoprire le proprie radici.
Sostenuta da una lingua ricca, fedele all’impasto pieno di sapore che da sempre caratterizza la prosa di Abate, e insieme scandita da un ritmo incalzante, cinematografico, sulle pagine prende forma un’indagine narrativa corale che ha il passo serrato di un giallo – e infatti ruota intorno al mistero di una morte da vendicare – ma che è soprattutto un appassionato apologo sulle partenze e i ritorni, sugli strappi e i sotterranei legami tra le generazioni, sui tempi della vita e sull’amore che può sopravvivere alla morte.

L’autore:
Carmine Abate è nato nel 1954 a Carfizzi, un paese arbëresh della Calabria. Emigrato da giovane ad Amburgo, oggi vive in Trentino. Come narratore, ha esordito in Germania con Den Koffer und weg! (1984). Ha pubblicato due libri di racconti, Il muro dei muri (1993) e Vivere per addizione e altri viaggi (2010), la raccolta di “poesie & proesie” Terre di andata (1996 e 2011), il saggio I germanesi (1986 e 2006) con Meike Behrmann e i romanzi: Il ballo tondo (1991), La moto di Scanderbeg(1999), Tra due mari (2002),La festa del ritorno (2004, premio selezione Campiello, nuova edizione 2014) e Il mosaico del tempo grande (2006), Gli anni veloci (2008), La collina del vento (premio Campiello 2012) e Il bacio del pane (2013). I suoi libri, vincitori di numerosi premi, sono tradotti in Francia, Stati Uniti, Germania, Olanda, Grecia, Portogallo, Albania, Kosovo, Giappone e in corso di pubblicazione in arabo.

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