“Per mia colpa” – Tre generazioni, un solo cuore.

Buongiorno lettori, oggi vi segnaliamo un libro che racconta la storia di tre generazioni di donne. Storie odierne che ci portano al tempo dei campi di sterminio, laddove il gelo e il tempo consumavano la speranza. Vi proponiamo questa lettura oggi, non solo perché ieri era la “Giornata della Memoria”, ma perché ogni giorno, dovrebbe esserlo SEMPRE.

La storia di Agnese e Lea si snoda in un arco di tempo dagli anni ’80 al 2004, con numerosi flashback sulla seconda guerra mondiale e i campi di sterminio. Narrativa pura, con pochi dialoghi e un ritmo serrato. Tre generazioni diverse di donne con un presente e un futuro legati indissolubilmente. La carismatica Lea, ebrea romana scampata al massacro di Auschwitz, si trova a fronteggiare la disastrosa vita di Agnese, ragazza vittima di una madre alcolista e violenta, all’ombra di una provincia che parla e giudica dall’alto di uno scranno improprio. Malvista per i suoi atteggiamenti altezzosi e provocatori, Lea nasconde un passato oscuro e mai svelato; il tempo non ha mai cancellato il tatuaggio sulla pelle, ricordo del campo di concentramento, né le strategie che ha dovuto attuare per uscirne viva. Rivede nella vita dura di Agnese, segnata dalle percosse della madre, il suo passato di moglie con un marito alcolista e le sue ferite riprendono a bruciare. Decide che deve intervenire. Lea si rivela una vendicatrice fredda e spietata: tutto quello che ha imparato nella gelida Polonia torna utile per salvare Agnese. Un racconto che si snoda tra introspezione e piaghe della società attuale. Un viaggio nella memoria visto sotto un’ottica diversa. I ruoli non sono quelli che ci si aspetterebbe. Una deportata di quindici anni decide di proporsi per il ruolo di blokova (kapò) per sfuggire a un destino forse peggiore, s’impone di sopravvivere mentre la cenere di suo padre passa per il camino e si deposita sulla sua pelle, le entra nei polmoni. Un personaggio fuori dall’ordinario: per l’età, i modi sprezzanti, l’amore per il lusso e l’arte, la capacità di uccidere, ma anche la straordinaria forza di rimanere in piedi mentre il suo mondo crolla. Chi può permettersi di giudicare? Chi è il giudice? Ed è davvero scevro da colpe?

Riflessioni:
Pensare al gelo che si insinua sotto pelle.
Ricordare momenti passati, che non ci appartengono, ma ci rendono fragili tutti in egual modo.
Spavento, ansia, dolore, resa.
Sensazioni.
Immedesimarsi.
La paura e la voglia di tornare liberi e, invece, vedere solo filo spinato.
Come si torna alla propria umanità?
Come si può pensare di redimersi?
Eppure la vita offre delle opportunità, che in pochi sapranno cogliere.
Io, sento e ricordo come se quei momenti si fossero presi il mio cuore, mentre la mia pelle resta intatta.
Da dove si inizia a cambiare? Quando si intenderà il dolore?
Abbiamo una grande fortuna noi lettori…
Possiamo vivere una storia senza sentire male fisico, anche se non saremo mai esenti da quello morale ed emozionale.
Andiamo alla ricerca di un lieto fine, sempre.
E se non c’è, lo creiAmo.

Il commento del lettore:
[…] È un romanzo che a me ha parlato di voglia di libertà, di come la mediocrità dell’ipocrisia possa essere vicina al male assoluto, e di come la lotta per non soccombere al male possa portare vicino ai suoi confini. È giusto lottare con qualunque mezzo per difendere la propria dignità da una massa informe che di questa parola conosce a malapena il significato? Per le due protagoniste di questo romanzo, la risposta è indubbiamente un sì. Non c’è però un giudizio finale da parte della voce narrante, che, pur simpatizzando con Lea e Agnese, non prende posizioni decise lasciando che il lettore sia libero di formarsi un proprio giudizio. […]
(Librisauro-Blog)
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