Recensione “Il bambino magico” di Maria Paola Colombo

Leggere certi libri apre la mente. Questa è in assoluto la prima cosa che mi sento di dire al termine di questa lettura. Mi rendo conto che a volte cerco di osservare e invece neanche ho idea di quanto la mia mente sia miope. Mi sembra di essere una persona che comprende ma poi leggo storie come questa e so per certo di aver afferrato solo la superficie, di non essermi avventurata oltre il primo strato di pelle, di vita, di anima. Quanto si perde quando non si va in profondità. Quanto si resta poveri, miseri. Fortunatamente però ci sono autrici come Maria Paola Colombo che ci raccontano storie che ci aiutano ad andare oltre. In particolare in questo libro, grazie a una scrittura di una delicatezza straordinaria, ho conosciuto un mondo a me lontano, che sono abituata a considerare con distacco. Molti dei viaggiatori che sono stati nel continente africano, al loro ritorno avvertono una nostalgia struggente, alla quale è stato dato il nome ufficiale di “mal d’Africa”. Mi ha sempre incuriosito questa espressione, non ho mai capito fino in fondo a cosa si riferisse. Eppure vi dico che alla fine di questo libro, io l’ho sentito il “mal d’Africa”. Forse perché l’ho vissuto attraverso gli occhi di Gora, Moussa e Miriam. Loro mi hanno stregata e affascinata. Mi hanno incantata. Con la loro semplicità mi hanno condotto in questo viaggio di conoscenza, di nuova consapevolezza. Mi hanno insegnato cosa sia il legame con la terra: quella che senti sotto ai piedi, a patto che i piedi siano nudi. O con il cielo, a patto che non ci siano contaminazioni artificiali che spezzino l’incantesimo della simbiosi. Mi hanno fatto apprezzare la sacralità dei gesti quotidiani compiuti con amore, con onore. Mi hanno regalato l’insegnamento dell’accettazione del dolore: fa male a tutti, ma ci sono diversi modi di valutarlo, di apprezzare quello che può essere considerato buono perché qualcosa di buono porta o porterà. Ho fatto grandi corse con loro nella savana, ho assistito ai combattimenti tra i lottatori dei cantoni. Ho visto le donne pestare il miglio nel villaggio con grazia e orgoglio e andare al pozzo a riempire i secchi di acqua e confidenze. Mi sono trastullata in antiche tradizioni. 
Ho conosciuto la paura e la diffidenza verso qualcuno che è diverso: Moussa, il bambino magico. Una creatura segnata a vita dal colore della pelle, considerato sbagliato in un mondo di giusti. Perché lui è nato bianco tra i neri. E dal momento in cui è venuto al mondo con il suo colore candido, suo fratello Gora ha giurato che non lo avrebbe mai abbandonato. Lo avrebbe sempre protetto da tutto e da tutti: dal sole dell’Africa che avrebbe bruciato la sua pelle delicata, dalle persone che lo avrebbero deriso e avrebbero voluto ucciderlo perché forse le sue ossa magiche avrebbero potuto guarire le malattie. E così è stato: i due fratelli sono diventati una cosa sola, Moussa è l’ombra bianca di Gora. Poi nelle loro vite irrompe Miriam, splendida ragazza del villaggio con un carattere forte e ribelle. Arriva lei e tutto è più bello. Arriva lei e tutto è più complicato. I tre diventano inseparabili, fino al momento in cui Miriam si imbarca per un viaggio della speranza verso l’Europa, alla ricerca di una felicità diversa da quella che ha e che non le sembra abbastanza. E i due fratelli non possono fare altro che seguirla, perché la separazione è impensabile. Non posso raccontarvi del viaggio e di quello che accadrà in Italia perché vi rovinerei il piacere della scoperta durante la lettura. Posso dirvi che a volte i sogni sono puro dolore quando si spezzano, e che altre volte sono il compimento della felicità assoluta quando si realizzano. Posso dirvi che i nostri ragazzi si trovano a misurarsi con una realtà tanto diversa da quella che si sono lasciati alle spalle, ma anche tanto differente da quella che si erano immaginati. Camminando sul filo della vita fatta di eventi inaspettati, perderanno l’equilibrio e cadranno in punti diversi gli uni dagli altri, costretti a separarsi. Forse si incontreranno di nuovo. Forse addirittura tutti e tre insieme. Nel frattempo saranno il centro della vita di altre persone: Miriam sarà la nuova speranza di Beppe che è un uomo migliore quando lei gli è accanto. E Gora sarà l’angelo che Dio ha mandato per aiutare un bambino che si trova in una situazione di grande disagio e difficoltà. Per questo dico, a voi e a me stessa: mettiamoci in ascolto. Guardiamo chi ci sta davanti con gli occhi della comprensione e ascoltiamo i loro cuori, le loro storie. Potrebbero davvero insegnarci molto. Potremmo aiutarci in uno scambio reciproco di solidarietà.
(La Books Hunter Barbara)

Trama:
Questa storia inizia in una notte africana, sotto l’albero delle parole. Qui, dove di giorno gli uomini del villaggio si raccolgono per ragionare, nel buio crepitante di lampi un bambino di cinque anni stringe al petto un fagotto. Il bambino si chiama Gora, è figlio di Ibrahima Diop il lottatore e, tra le braccia, regge un neonato con la pelle bianca come il latte di capra. È uno zeruzeru: un africano albino. Una sventura. Un bambino magico. Ma per Gora è soltanto Moussa, suo fratello. Il villaggio di Marindo-Ta, una manciata di capanne e campi di arachidi nel cuore della savana, custodisce il segreto del figlio bianco. Tra le lezioni alla scuola coranica e le scorribande al vecchio recinto, Gora e Moussa crescono inseparabili: un bambino nero e la sua ombra bianca. Ai loro giochi selvaggi si unisce Miriam, che preferisce le corse sfrenate alle bambole di stracci. È testarda, disobbediente e visionaria. Miriam è il primo amore, vissuto con la convinzione assoluta dei bambini, accompagnato dalla promessa folle dell’indissolubilità: insieme, noi tre, sempre. Miriam è il desiderio che spinge a infrangere i divieti, che allarga l’orizzonte delle avventure, oltre il perimetro del villaggio, oltre il confine dell’Africa e dell’infanzia. Fino all’Europa, all’Italia, alle strade di una Milano distratta, dove, ventenni, approdano come migranti, stranieri, ultimi tra gli ultimi. Nel loro sguardo si specchia un’Italia sognata come l’El Dorado che si svela nelle sue contraddizioni, ostilità, solitudini, ma che è anche capace di gesti inattesi di immaginazione e generosità. Con voce limpida e ispirata, Maria Paola Colombo attinge alla potenza del mito e all’incanto della fiaba per raccontarci una vicenda attualissima. E ci conduce nel cuore meraviglioso e combattuto di ogni uomo in cammino verso la felicità: lì, dove siamo fragili e diversi, lì è la fonte segreta del nostro più grande potere. Questa è la storia di tre bambini che, con gli occhi ancora colmi di stelle selvagge e il cuore educato alla lotta, si affacciano sulla durezza, ma anche sulle immense possibilità, dell’età adulta. Questa è la storia dell’incontro con il bambino magico che vive dentro ciascuno di noi.

Titolo: Il Bambino Magico
Autore: Maria Paola Colombo
Editore: Mondadori
Pagine: 300 
Prezzo di copertina: € 18,50
Uscita: 9 febbraio 2016
ISBN 9788804658924
Uscita: 09 febbraio 2016

L’autrice:
Maria Paola Colombo è nata nel 1979. Attualmente si occupa di gestione risorse umane. Con il suo romanzo d’esordio, Il negativo dell’amore (Mondadori, 2012), ha vinto diversi premi, tra cui il Flaiano e il Kihlgren.

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