Recensione “Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore” di Susanna Casciani

Uhm, ok. “Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore.” Se ci rifletti, questa è una grande verità. Tutto ciò che questa storia vuole dirci, è che… basta fingere che tutto vada bene, basta fingersi forti di fronte al dolore, basta seppellire ogni emozione con la paura e con malcelata ironia sui cuori infranti, che piangono e piangono e piangono.
D’accordo.

Per farcelo capire, c’è una storia, quella fra Anna e Tommaso e un diario che Anna scrive a Tommaso, ma che quest’ultimo non leggerà mai e poi… il poi non ve lo posso dire per ovvi motivi. Posso dirvi però che ne penso: del prima, del durante e del dopo.
Del prima penso che ok, siamo tutti dei cuori in tumulto. Siamo stati tutti sofferenti, lasciati, ripresi, abbandonati e fortunatamente anche felici. “Fasi della vita” le chiamano. Quindi nulla di nuovo. Due ragazzi che si innamorano: lei ha paura, lui le tiene la mano cercando di comprendere da dove le arrivi il tremore al cuore.

Del durante posso dire che ci sono molte cose che io mi devo spiegare. Per esempio: cosa tiene insieme due persone? Quand’è che si capisce che è ora di fare i seri? Di dirsi ti amo? Di amarsi, magari…? Di essere leggeri? O che so, di diventare gelosi? Insomma come si fa ad avere un rapporto giusto pur mischiando due vite che fino poco tempo prima erano separate? Io so che si fa, però. Si fa perché c’è la voglia di starsi accanto. Di pensare “Ok, siamo in due ma pur sempre due persone distinte”. Ecco.

Il dopo io ancora non me lo spiego tanto bene. Ma c’è che a un certo punto non si sa più com’è che si è riusciti a stare insieme fino a lì.

“Che strano quando qualcosa o qualcuno si spezza in un giorno di vacanza o in un giorno di sole. Sembrerebbe impossibile, contro natura, e invece.”

In questa storia non ho trovato cose nuove. Direi che ci ho trovato cose normali, persone che vivono e come succede quando si vive, si soffre, si ama e ci si bagna i piedi di emozioni.

Non sono stata folgorata da questa storia, no. Però è bello che a volte qualcuno si prenda la briga di raccontarci a modo suo come stanno le cose. A cambiare sono le parole, il senso è quello.

“Essere se stessi va bene, ma con moderazione. A volte bisognerebbe provare a essere anche qualcun altro, tanto per vedere l’effetto che fa.”

La protagonista affronta un percorso da cui tutti siamo passati: l’accettazione della sofferenza.

La fine di una storia d’amore, quanta banalità. Eppure l’autrice non si concentra tanto su questo, quanto sull’interiorizzazione della fine, il tragicomico percorso che un cuore spezzato affronta per arrivare a sentirsi di nuovo un cuore intero.

“Devo soffrire. Voglio soffrire. Voglio andare a fondo per capire se anche da lì l’unica cosa che continuerò a vedere saranno i tuoi occhi.”

E finalmente lo metti quel punto. Non c’è maggior soddisfazione. Punto. Fine. Ora so che posso stare senza di te.

Ripeto: questo non è un libro che stravolge qualcosa. Però nel suo piccolo, ci ricorda che è tutto normale. L’amplificazione del dolore non è teatralità, ma quella dose di sofferenza che ci serve per capire che siamo vivi e che sappiamo amare. Ancora, ancora e ancora. Diciamo che siamo quasi tutti pronti a buttarci di nuovo fra le nuvole.

“Smetti di chiedere scusa per tutto quello che sei e non sei.”
(la Books Hunter Jessica)

Titolo: Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore
Autori: Susanna Casciani
Editore: Mondadori (Chrysalide)
Genere: Narrativa moderna e contemporanea
Pagine: 180
Prezzo: € 15,00

Trama:
“C’erano una volta un ragazzo e una ragazza. C’erano una volta perché adesso non ci sono più. Un sabato mattina di fine aprile lui si sorprese a piangere davanti a lei. Non riusciva a parlare. Avrebbe voluto confessarle che era finita, ma sapeva che poi lei avrebbe iniziato a singhiozzare, e non ne sopportava nemmeno l’idea. Lei alzò lo sguardo dal suo libro come se avesse avvertito una forza nuova in casa, incontenibile, che l’avrebbe schiacciata contro il muro se non si fosse aggrappata a qualcosa, così si aggrappò al suo orgoglio, o a quello che ne rimaneva. Chiuse il libro, si alzò dal divano e si diresse verso di lui, si mise sulle punte e gli accarezzò la testa. Gli disse di stare tranquillo. Lui le faceva del male e lei lo consolava. Gli diede un bacio sulla guancia e uscì di casa senza voltarsi, per non essere costretta a dirgli addio. Quando, quasi tre ore dopo, tornò a casa, lui non c’era più. Sfinita, si addormentò su quello che era stato il loro letto. Più tardi, si svegliò di soprassalto e mise a fuoco nel buio quella parte di letto, così vuota, e avvertì un macigno sul petto che non la faceva respirare. Si rese conto di non essere pronta a lasciarlo andare. Si alzò per cercare un quaderno, come se improvvisamente fosse una questione di vita o di morte. Ne trovò uno. Conosceva le regole: non chiamarlo, non cercarlo, non seguirlo (!!!), non inviargli messaggi, bloccarlo su ogni social network, non giocarsi la dignità. Conosceva le regole, ma le stavano strette, perché stavolta, in quella storia, ci aveva creduto talmente tanto da sentirsi quasi adatta a un futuro felice. Per questo, per la prima volta in ventisette anni, decise di iniziare a tenere un diario segreto, che poi, a voler essere davvero sinceri, altro non era che un modo per continuare a parlare con lui.” Nel raccontarci la storia d’amore di Anna e Tommaso, Susanna Casciani racconta la storia di ognuno di noi. Di chiunque abbia mai vissuto (e perso) un grande amore. E lo fa con la grazia e la profondità di parole che abbiamo imparato ad amare sulla sua pagina Facebook, capaci di farci sentire, sentire tutto, anche il male. E di farci tornare a sorridere sempre.

L’autrice:
Susanna Casciani è nata a Firenze nel 1985. Vive a Pistoia ed è un’insegnante di scuola primaria. Scrive su internet da quando internet esiste utilizzando una serie infinita di pseudonimi. Nel 2010 ha aperto la pagina Facebook Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore, oggi seguita da quasi 200.000 persone.
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