BookMission “La parabola delle stelle cadenti” di Chiara Passilongo – Presentazione a Varese del 30.04.16

C’è poca gente, molta poca gente che si rende conto quando le persone valgono ogni singola parola scritta dalla loro penna virtuale. Ci sono storie che incantano grazie alla loro semplicità e in un mondo che va di corsa, fermarsi e sedersi, a volte, dovrebbe essere come prendere fiato. Una sedia, che seppur scomoda, ci fa sentire come fossimo su un vecchio trono da rispolverare. Intorno la biblioteca che abbiamo sempre desiderato per casa nostra: file di libri, colori e soprattutto il profumo inconfondibile della carta. Quella sensazione di essere nel posto giusto. Davanti a noi, una conversazione che si fa sempre più interessante, tre persone che hanno qualcosa in comune: l’amore per una storia inventata che pare tanto reale. Forse lo è, perché non dimentichiamoci che ogni libro racchiude una storia che da qualche parte nel mondo potrebbe valere qualcosa di più della semplice finzione. Quelle persone parlano come se si conoscessero da una vita, basta guardarle per capire che sono parte integrante di una grande avventura: quella di oggi. E proprio oggi raccontano un libro, l’autrice sorride, sorride anche con i suoi occhi, nascosti dietro gli occhiali. Basterebbe fermarsi un attimo, mollare la frenesia e lasciar posto a qualcosa che ancora non conosciamo ma che sì, potrebbe piacerci.
Ha un bel sorriso l’autrice e un’espressione sincera, le sue parole sono chiare come il suo nome. Perché lo so? Perché il suo nome è scritto sopra a ognuna delle copie che salgono verso il soffitto, arrampicate sullo scaffale dietro di lei. In copertina due bambini, il titolo è: “La parabola delle stelle cadenti”.
 
Ad un occhio attento non può sfuggire la sensazione che quelle due ragazze, quelle che stanno presentando l’autrice, amino ciò che fanno e che se lo fanno non è perché io venga a fare numero, ma perché io possa leggere in quella storia ciò che ci hanno letto loro. In qualche modo è come se mi invitassero a lasciare socchiusa una porta dentro me e a dare la possibilità alle parole di entrarvi e di sedersi sulla sedia che io senza saperlo predispongo per le storie non mie.
Mentre qualcuno alza la voce incurante di essere nel mezzo di una presentazione, loro vanno avanti, parlano di una certa famiglia Vicentini, di quanto Achille, seppur duro e inflessibile, sia in realtà un padre che fa collezione di errori e ragioni. Anche mio padre a volte ha quella testa dura dei padri. Ci penso mentre mi spunta un sorriso. L’autrice sta raccontando di come il carattere di Achille somigli un po’ al suo per testardaggine e aggiunge che se non fosse stato per quello il libro che stringe fra le mani dopo tanta fatica, non esisterebbe.
Una delle relatrici, chiede se l’autrice si sia documentata per descrivere Istanbul, nella parte in cui Francesco, il figlio di Achille, si trasferisce lì per un po’. Io non sono mai stata a Istanbul, penso. L’autrice fa un sorriso e dice che ci è proprio andata con suo marito, che a quanto pare è quell’uomo in seconda fila, e che solo dopo ha potuto scrivere al meglio quei capitoli.
L’altra relatrice ora sta parlando a ChiarAutrice di una delle protagoniste del suo romanzo: Nora. Pare essere la moglie di Achille, quindi madre di Francesco e di sua sorella gemella Gloria. Ormai ho capito. Sembra che questa Nora sia la tipica donna che pare sottomettersi al temperamento tosto del marito, invece poi è la vera colonna portante. Penso a quel modo di dire totalmente errato: “dietro un grande uomo c’è una grande donna”, ma non sarà corretto dire che quella donna gli sta a fianco? Pari, pari?
Non so per quanto tempo resto lì ad ascoltarle. Ad un certo punto però mi chiedo se ciò che stanno raccontando sia davvero solo una storia inventata. Comincio a confondermi.
Quello che so è che quelle tre ne parlano come fosse tutto sincero, destinato a essere, tanto che l’autrice sta parlando dei suoi personaggi al futuro e lo fa come se fosse tutto possibile.
Scatto uno foto. Fermo l’incontro solo per un istante sullo schermo del mio cellulare:
Ci ha messo un anno e mezzo a scrivere questo libro. Ha dovuto raccontarlo in un’ora, in una sala non proprio piena, con gente che andava e veniva, con persone troppo impegnate a cercarsi per fermarsi un minuto ad ascoltare. Forse è la capacità di ascolto che manca alle persone.
Io mi sa che me lo leggo.
Mi alzo, facendo come al solito casino con la sedia. Sono un’invisibile solo quando voglio esserlo, ma in quel momento ho il peso di quella nuova storia fra mani. Mentre me ne vado con la mia copia penso: chissà di dov’è l’autrice? e poi leggo che è di Verona. Siamo a Varese. Se uno ci pensa, è folle. Eppure io la leggerò grazie a questo e grazie a chi l’ha invitata. Dire di essere lettori non basta, mi sa che a volte bisogna pure fare i lettori.
 
Ah, dimenticavo, queste sono loro tre insieme:
 
“Al di là di questa storia ci siamo noi:
Jess & Barbi.
Ringraziamo infinitamente Chiara
per essere venuta nella nostra Varese.
Siamo felici di averti conosciuta.”
(Books Hunters Blog)
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