Recensione “Dammi tutto il tuo male” di Matteo Ferrario

Da dove nasce la paura?
È forse anch’essa un istinto insito dentro di noi?
O forse è semplicemente la conseguenza dell’amare?
Forse tutto dipende da quanto conosciamo noi stessi, da quanto ci diamo agli altri, da quanto teniamo per noi, da quanto siamo disposti a comprendere degli altri. Forse i rapporti sono un gioco estremo, senza parapetto. Spesso cadiamo sugli altri facendo loro male, altre volte cadiamo nel vuoto, nella peggiore delle ipotesi cadiamo su noi stessi.
Andrea è un padre e un assassino. Queste sono le prime cose che impariamo di lui, ancor prima di sapere che lavoro fa e quali sono le sue caratteristiche fisiche. Sappiamo l’essenziale alla prima riga. Due cose così opposte, ma così importanti. Nel mezzo, molte vite.
Una narrazione che si riserva due spazi temporali necessari a raccontare al lettore, perché padre e perché assassino. Così conosciamo Viola, la figlia di Andrea, in un presente che li vede soli, arrancare ognuno a modo proprio, a seconda della propria dimensione. Viola è una bambina e aspetta che sua mamma ritorni, in quel modo in cui solo i bambini sanno attendere, fra lucciole e giochi. Andrea invece combatte contro un amore mai dismesso e contro una colpa mai punita.
“Dicono che prima o poi si finisca sempre per tornare all’idea iniziale che ci eravamo fatti di qualcuno, al momento di conoscerlo.”
La trama degli affetti è più complicata di quel che crediamo e districarla è quello che tenta di fare il nostro protagonista, cercando di venire a capo delle sue domande, delle sue parole. Lui che mantiene un profilo basso, abbandona giurisprudenza, lavora come bibliotecario, un carattere buono, troppo, e poi diventa compagno di Barbara, poi solo padre di Viola e amico di pochi, quelli di sempre e che è da troppo tempo senza quei genitori che una volta da lui avevano solo filo da torcere.
“Forse la verità è che eravamo entrambi soli, e gli esseri umani non sono fatti per questa condizione, soprattutto alcuni.”
È questo che unisce Barbara e Andrea, che capirà quanto lei somigli davvero a quelle due ali tatuate sulle scapole, così diverse: una richiama la luce, l’altra l’oscurità.
“Non si resiste all’infinito senza sperare in nulla, e non importa quanto possano essere alte e ben collaudate le difese di una persona. Prima o poi capita di incontrare qualcuno e vedere nei suoi occhi quello che ci manca.”
La trama oscura di questa storia prende forma da quel legame, quel passato che Andrea tende a raccontarsi, mentre guarda sua figlia negli occhi e intanto che la colpa lo divora. Puoi mischiare tutto insieme, usare tutti gli ingredienti di una vita normale: figlia, amici, lavoro, ma ci sarà sempre un elemento che ti ricorderà cos’hai fatto. Come succede ad Andrea, che cuce i suoi più dolci e più terribili ricordi per il lettore, svelando a poco a poco i perché e i retroscena di tutto ciò che accadde quella notte.
Matteo Ferrario crea Andrea attribuendogli caratteristiche comuni, dandogli del buono, sebbene tutti sappiano fin da principio che è un assassino. Man mano che la storia prosegue il lettore diventa parte giudicante, continuando a concedersi il beneficio del dubbio.
Perché dire all’inizio che il nostro protagonista è un assassino? La chiave è tutta lì: per una volta abbiamo l’elemento principale, la tessera mancante del puzzle diventa l’unica che possediamo, dobbiamo trovare le altre, dobbiamo renderci conto che non sarà mai un vero puzzle se non le abbiamo ritrovate tutte. Esattamente come Andrea: non sarà mai una persona completa senza tutto ciò che dobbiamo sapere di lui e se non cercheremo i fatti resterà solo un assassino. Non si vuole certo giustificare un’azione, ma la si vuole capire.
Perché Andrea Bertone è un assassino?
“Forse non si poteva aggiustare l’anima di una persona amata, dopo che era stata manomessa. Ma se non era nemmeno possibile starle vicino, allora cosa rimaneva?”
(la Books Hunter Jessica)

Titolo: Dammi tutto il tuo male
Autore: Matteo Ferrario 
Editore: Harper Collins Italia
Genere: Romanzi
Uscita: 31 agosto 2017
Pagine: 288
Prezzo (cartaceo): € 16,00
ISBN: 9788869052552
Prezzo (ebook): € 6,99
EAN-13: 9788858969403

Trama:
C’è un momento all’imbrunire in cui tutti i rumori della giornata si attutiscono e cala un silenzio perfetto. E il momento in cui sul prato scende l’oscurità e si accendono le mille luci delle lucciole. Come ogni sera, Viola, una bambina di quasi sei anni, attende quel momento abbracciata a suo padre Andrea sotto la veranda della loro casa. Aspetta le lucciole, ma non solo. Aspetta il ritorno della persona più importante della sua vita: sua madre Barbara. Aspetta invano, ma questo solo Andrea lo sa. Andrea ha quarant’anni ed è un uomo normale, con una vita normale. Fa il bibliotecario e, da quando la sua compagna Barbara non c’è più, cresce da solo sua figlia, come un adulto responsabile può e deve fare. Ma Andrea non è soltanto un uomo normale e un padre premuroso. E anche un assassino. Barbara e Andrea si erano conosciuti a un esclusivo party milanese e da quel momento erano diventati inseparabili. Barbara, una tatuatrice dalla bellezza androgina, dura e sfuggente, si era illusa di trovare in lui l’unica persona al mondo che potesse salvarla. Ma salvarla da cosa? E perché la donna è sparita poco dopo la nascita di Viola? Andrea è l’unico a conoscere la verità. Una verità oscura e inconfessabile, nascosta in una fitta boscaglia di silenzio, omertà e dolore. Andrea ha ucciso, ma non è pentito. Perché si può uccidere per odio. Ma, a volte, si può anche uccidere per amore.

L’autore:
Matteo Ferrario: Nato nel 1975. Architetto, giornalista e traduttore. Ha scritto due romanzi: Buia(2014) e Il mostro dell’hinterland (2015).
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