Recensione “L’Arminuta” di Donatella Di Pietrantonio

Il tempo ci segna
e mai si restituisce.
Il mito del ritorno, così lontano dalla visione classica. Ritornare a una vita di cui non sapevamo nulla, una vita sconosciuta e non potersi voltare indietro a cercare quella che conoscevamo, perché svanita nel nulla.
Questa è “L’Arminuta”, la ritornata.
Una ragazzina che viene letteralmente riconsegnata alla famiglia di origine, così, d’improvviso, come un pacco. Una famiglia da cui nemmeno sapeva di provenire. Una famiglia che l’ha ceduta ad un’altra incapace di avere figli propri, un gioco sporco fra parentele.
Una ragazza, l’Arminuta, che d’improvviso si trova orfana di famiglie viventi, sola, irrimediabilmente persa nelle parole non dette degli adulti.
Siamo in Abruzzo, divisi fra la vita di mare e quella dei paesi dispersi chissà dove. Siamo negli anni settanta, fra gente che ha fame e persone facoltose.

Catapultata a una vita non sua, lasciata a mille domande, l’Arminuta si ritrova ad affrontare una famiglia sua ma che non riconosce, che per di più è povera, vinta spesso dalla fame, dove ci si spaccano mani e schiena per pochi soldi, dove ci sono regole ferree, dove i genitori, quelli che sarebbero i suoi genitori biologici, sono freddi, distaccati, anaffettivi.
“Ripetevo piano la parola mamma cento volte, finché perdeva ogni senso ed era solo una ginnastica delle labbra. Restavo orfana di due madri viventi. Una mi aveva ceduta con il suo latte ancora sulla lingua, l’altra mi aveva restituita a tredici anni.”

Ma perché sono stata riportata qui? Che cosa ho fatto di male?
Queste sono le domande che si pone spesso, di notte, quando il sonno non viene, e non viene quasi mai, in quel letto che letto non si può certo definire e che per di più è da dividere con Adriana, quella sorella estranea, mentre gli altri fratelli dormono poco distante.
Nessuno sembra accettare quel ritorno improvviso, tranne Adriana che a poco a poco sembra volerle fare da scudo, per proteggerla da quel mondo difficile che poi è il loro, quella sorella più piccola di poco, ma così diretta e semplice nelle sue manifestazioni da farle quasi paura, a volte, ma che ben presto diverrà il suo miglior riflesso.
Eppure lei, la ritornata, sente il desiderio di tornare da dove è venuta. Ha bisogno di risposte mentre un anno se ne va, vola via. Finisce le scuole medie, comincia le superiori. Le speranze sembrano sfumarsi, ma non la sete di verità, quella che verrà fuori poi, d’improvviso, dolorosa come un pugno nello stomaco. Come un aborto, come un sentimento offeso e spezzato.
La complessità delle famiglie, delle problematiche che al loro interno spesso vengono lasciate libere di macellare le anime di chi è incapace di legarle strette al muro e affrontarle. L’Arminuta tenta disperatamente di riprendere il suo posto nella famiglia che conosceva come propria, eppure qualcosa comincia a dare senso al suo ritorno in quella che a suo tempo era stata la sua casa di nascita. E allora come si fa a trovare la propria identità in un luogo in cui, tutto sommato, non ci si riesce a stabilizzare, quando tutto sembra non appartenerci? Forse ci si può affidare a qualcuno capace di sorprenderci anche se porta abiti troppo grandi o inadatti.
Ed è così, come fosse un diario, che lei si racconta al lettore, fra presente e passato, fra ricordi e quella nuova difficile realtà. Leggere l’Arminuta è come camminare fra la polvere, impigliarsi in una rete. È rigidità e ruvidità, è ciò che non ti aspetti. È come cercare aiuto all’esterno, senza accorgersi subito che l’aiuto è lì, al nostro fianco.
La scrittura di Donatella Di Pietrantonio è essenziale, spigolosa, con quel linguaggio che volontariamente manca di sentimento e ci lascia un senso di rovina e nausea dentro, rendendo questo libro ciò che deve essere: duro, potente, convincente, dolorosamente vero, capace di commuoverci e sorprenderci, fino alla fine.
(la Books Hunter Jessica)

Titolo: L’Arminuta
Autore: Donatella Di Pietrantonio
Editore: Einaudi
Pagine: 176
Prezzo (cartaceo): € 17,50
ISBN: 9788806232108
Prezzo (ebook): € 8,99
Uscita: 14 febbraio 2017

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Il libro:
Ci sono romanzi che toccano corde cosí profonde, originarie, che sembrano chiamarci per nome. È quello che accade con L’Arminuta fin dalla prima pagina, quando la protagonista, con una valigia in mano e una sacca di scarpe nell’altra, suona a una porta sconosciuta. Ad aprirle, sua sorella Adriana, gli occhi stropicciati, le trecce sfatte: non si sono mai viste prima. Inizia cosí questa storia dirompente e ammaliatrice: con una ragazzina che da un giorno all’altro perde tutto – una casa confortevole, le amiche piú care, l’affetto incondizionato dei genitori. O meglio, di quelli che credeva i suoi genitori. Per «l’Arminuta» (la ritornata), come la chiamano i compagni, comincia una nuova e diversissima vita. La casa è piccola, buia, ci sono fratelli dappertutto e poco cibo sul tavolo. Ma c’è Adriana, che condivide il letto con lei. E c’è Vincenzo, che la guarda come fosse già una donna. E in quello sguardo irrequieto, smaliziato, lei può forse perdersi per cominciare a ritrovarsi. L’accettazione di un doppio abbandono è possibile solo tornando alla fonte a se stessi. Donatella Di Pietrantonio conosce le parole per dirlo, e affronta il tema della maternità, della responsabilità e della cura, da una prospettiva originale e con una rara intensità espressiva. Le basta dare ascolto alla sua terra, a quell’Abruzzo poco conosciuto, ruvido e aspro, che improvvisamente si accende col riflesso del mare.

L’autrice:
Donatella Di Pietrantonio vive a Penne, in Abruzzo, dove esercita la professione di dentista pediatrico. Ha esordito con il romanzo Mia madre è un fiume (Elliot 2011, Premio Tropea). Con Bella mia (Elliot 2014) ha partecipato al Premio Strega. Per Einaudi ha pubblicato L’Arminuta (2017).
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