Recensione “Le farfalle di Kerguélen” di Sonia Carboncini

In questo romanzo Max dice: 

Immagino che si passi metà della vita a fuggire e l’altra metà a tornare”.
Come l’Iliade e l’Odissea: conquista e lotta nella prima opera, ritorno nella seconda.
Ma non sarà, che in entrambi i casi, l’animo umano eserciti resilienza? Si adatti cioè, ai fatti che lo trascinano nello spazio e nel tempo di questo strambo mondo?

Resilienza: capacità di un “materiale” di assorbire un urto senza rompersi.
Nella storia raccontata da Sonia Carboncini, il “materiale” è la cosa che per eccellenza materiale non è: l’anima. Quell’essenza impalpabile che abbiamo dentro, che viene colpita e ferita ma che è in grado di assimilare e rigenerarsi. 

Le farfalle di Kerguélen vivono nell’ambiente più ostile e hanno perso le ali: non volano più fisicamente, ma non per questo smettono di essere quello che sono.

Questa è la storia di una farfalla speciale, di nome Isabel, una creatura abituata al silenzio della casa gialla in cui è cresciuta con due genitori incapaci di amarla e di amarsi. Una gabbia dorata sull’isola di La Palma, colonia ispanica delle Canarie, nel tempo in cui la Transizione dalla dittatura franchista alla democrazia si è appena compiuta. 
Isabel è una bambina invisibile agli altri e a se stessa, imprigionata in una relazione genitoriale anaffettiva prima, e poi vittima di una vita di privazioni e torture imposta dalle suore. 
Isabel scappa a Madrid appena compie diciotto anni e trova conforto in un impiego presso un museo, dove incontra Concha, il faro che illumina la sua buia rotta: una donna intrigante e schietta, leale e sincera. 
Appena approdata sul continente, Isabel si imbatte in un libro contenente immagini di Madonne peruviane e ne rimane colpita.
Così racconta: “Quelle immagini mi risultavano così familiari, e rassicuranti, cariche di un’ingenuità assolutamente incomprensibile con il cattolicesimo che conoscevo. Quel bambino non abbracciato, ma tenuto quasi come un accessorio del vestito: quale mistero, quale messaggio tramandava? Il quesito mi impegnava a tal punto da diventare una ragione di vita. Immaginavo, forse, che una volta l’avessi risolto, avrei trovato una risposta a tutti i perché che avevano travagliato la mia vita fino ad allora”.
Quel bambino era simile a lei, quella madre era simile alla sua. 
Quali sono le ragioni di un distacco così innaturale di una madre verso sua figlia? 
E suo padre? Ultimo tra i falangisti e per questo considerato un traditore, perché vive recluso su un’isola, in una casa gialla, nel suo studio e in se stesso, senza nemmeno riuscire a guardare negli occhi quella figlia che si sente abbandonata e implora in silenzio un po’ d’attenzione? 
Isabel scappa via e porta con sé un bagaglio di risentimento verso quei due genitori così ostili. Vive la sua vita senza di loro, facendo finta che sull’isola di La Palma quelle due persone così lontane nell’anima non esistano neanche più. 
Passano gli anni, tanti, e la lontana cugina Maria Nieves la chiama prima per avvisarla della morte del padre e successivamente delle pessime condizioni in cui versa la madre. Mercedes, donna fiera, colta ed elegante è diventata Mercedita, vecchietta allo sbaraglio in una vita di stenti, sola e in preda a una mente confusa e turbata. Muore la Mercedita, e si porta via i suoi tremendi segreti, lasciando alla figlia un’eredità di dubbi e sospetti. 

Isabel indagherà, farà ricerche, anche dentro se stessa, nella sua anima. Non vi dirò cosa scoprirà, ma capirà che la sua anima è troppo abituata a resistere e adattarsi. È una farfalla delle Kerguélen lei, non ha più le ali, ma questo non significa che non possa più volare. E lo farà.

Sonia Carboncini scrive questo libro come se stesse dipingendo un quadro: la sua scrittura è immagine, ha dei tratti decisi ma non mancano le sfumature che sanno rendere al meglio la profondità dell’insieme. Con pennellate risolute costruisce caratteri ben definiti, creando il giusto spessore di personaggi e intere comunità: l’indole e la cultura degli isolani è tratteggiata con profondità e dovizia di particolari.

Perfettamente amalgamato nel romanzo, la Carboncini dà voce a un argomento sconcertante e scomodo, quello dei bambini rubati nella Spagna sotto dittatura, tenuto nell’ombra del tessuto sociale borghese e allo scuro della pubblica opinione. Bambini sottratti a genitori considerati indegni, per una sorta di rieducazione individuale in nome dell’epurazione della collettività.

Profondo, ricco, emozionante, questo libro inebria e fa riflettere, conducendoci per mano verso un finale che resterà nel nostro cuore come una traccia indelebile.


(La Books Hunter Barbara)

Raggiunta la maggiore età, Isabel abbandona l’isola natale nelle Canarie per iniziare una nuova vita, lontano da una realtà opprimente e da genitori freddi e quasi ostili. In Spagna è appena nata la democrazia dopo la lunga dittatura franchista e a Madrid la donna trova un apparente equilibrio nel suo lavoro di archivista del Museo del Prado. Accetta la solitudine e la mancanza di affetti come inevitabile retaggio della marginalità delle proprie origini e della severità dell’ambiente famigliare. Unica luce, l’amicizia della collega Concha, fedele e vitale. La telefonata di una lontana cugina da cui apprende che la madre morente desidera rivederla per la prima volta dopo venticinque anni, apre un nuovo, imprevisto capitolo della sua vita. Per Isabel inizia un percorso doloroso e coinvolgente, contrassegnato da segreti inconfessabili e verità inaccettabili. Scavando nel passato della sua famiglia, deve affrontare i propri demoni, cambiare convinzioni, abbandonarsi a sentimenti di compassione mai nemmeno ipotizzati. Ma soprattutto è costretta a fare i conti con il passato del proprio paese, scoprendo il terribile scandalo dei “bambini rubati”, un crimine di proporzioni insospettabili, a lungo nascosto all’opinione pubblica. Amore e amicizia, famiglia e rinascita: il nuovo cammino esistenziale di Isabel è appena cominciato.

Titolo: Le farfalle di Kerguélen
Autore: Sonia Carboncini
Editore: SensoInverso
Pagine: 237
Prezzo di copertina: € 16,00 – ebook € 4,99

Uscita: luglio 2017
ISBN: 9788867933204 

Sonia Carboncini, di origini toscane, si è laureata in Filosofia a Firenze e successivamente ha conseguito il dottorato in Germania, dove ha svolto per molti anni attività accademica e di ricerca presso varie Università e istituzioni. Ha lavorato prevalentemente sui testi filosofici del Diciassettesimo e Diciottesimo secolo, partecipando per alcuni anni all’edizione delle opere inedite di Gottfried Wilhelm Leibniz. Ha pubblicato una serie di libri e articoli, in varie lingue, di argomento filosofico. Si è occupata anche di traduzione di testi dal latino e dal tedesco. Con lo pseudonimo Sofia Rocca Binni ha pubblicato due romanzi e tenuto un blog letterario. A parte la scrittura, le sue passioni sono i viaggi per terra e soprattutto per mare. Sposata con due figli, vive attualmente tra la Toscana e La Palma nelle Canarie.
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