Recensione “Basta un attimo” di Michela Tilli

Basta un attimo e tutto cambia.
Basta un attimo e si fa dolore.
Basta un attimo e si fa felicità. 

C’è questo concetto che con prepotenza mi si è insinuato nella mente leggendo questo libro: basta un attimo è un’affermazione che sono sempre stata abituata a intendere nella sua accezione negativa, quando invece è vero che è l’intenzionalità che fa la differenza. È vero, ci vuole un lasso di tempo infinitesimale perché tutto cambi, perché la luce diventi buio e non si sappia più a cosa aggrapparsi per annaspare nel mare in tempesta che è diventata la nostra vita. Ma con un’intenzione diversa, basta un attimo per trovarlo quell’appiglio che può salvarci e tenerci a galla.

Questa è la storia di Matilde che non c’è più, di sua madre Elena, che c’è ma non vive, e suo padre Elio che fa quel che può per riempire il suo vuoto e quello di sua moglie. Elio ci ficca di tutto in questa voragine che li risucchia giorno dopo giorno, ci mette valigie fatte e disfatte in continuazione, ci mette fughe improbabili nei posti più disparati del mondo, ci mette i soldi e il potere. E non basta. Mai. 
Ma questa è anche la storia di Miriam che quel maledetto giorno c’era e ha visto Matilde morire, c’era quel maledetto giorno in cui, a lei che è una madre, il destino ha chiesto di fare una scelta. Questa è la storia del senso di colpa che divora da dentro e si ingozza di tutto quel che ci sta fuori, compresi gli affetti: lo sa bene Guido, suo marito e lo sanno i suoi figli. E poi c’è Lucia, la figlia maggiore, lei che quel maledetto giorno si è salvata tra le braccia di sua madre. E non lo sa. Non se lo ricorda e nessuno glielo ha detto. Ma la verità, si sa, ha questo difetto intrinseco di rivelarsi sempre, prima o poi, e di solito quando lo fa, travolge tutto come un fiume in piena. E lascia detriti dietro di sé. Lucia è un’adolescente tipicamente in conflitto con la sua famiglia, pervasa da quel senso di onnipotenza tipico dell’età, che si trova di fronte a una verità difficile, sussurratale da chi con lei sembra così gentile e disponibile. Elena ed Elio la vogliono, con loro e per loro, come se fosse il giusto riscatto per una vita ingiusta e piena di sofferenza. Erano andati via, erano scappati da quella città e dai loro amici di sempre, Miriam e Guido, perché dopo la tragedia la vicinanza non era più possibile, faceva troppo male, logorava e acuiva il dolore. Ma dopo tanti anni sono tornati, in cerca di qualcosa, di qualcuno, che possa alleviare il loro male. 

Con una scrittura delicata e decisa, Michela Tilli ci racconta una storia di anime, fatta di verità, disillusa e schietta. Sbaglia il lettore che perdendosi tra le righe di questo romanzo cerca il colpo di scena che non arriverà, non è questo l’intento dell’autrice. Lei vuole parlarci della verità dei sentimenti, vuole condurci per mano nell’esplorazione di quelle emozioni che ci rendono vivi, nel bene e nel male. Ci prende a sberle in faccia per farci sentire che brucia, e lo fa attraverso la potente arma della scrittura. 

Questo romanzo è anche un messaggio di speranza, che descrive l’importanza della conquista dei piccoli momenti di pace che la vita concede. 

Ho sempre avuto in mente un’immagine leggendo questo libro: due vette molto alte, collegate tra loro da un filo sottile, fragile, un funambolo in equilibrio precario su di esso e il vuoto sotto. In questa storia dove non ci sono colpevoli, ma solo vittime, i funamboli sono tutti i protagonisti, nessuno escluso. Elena, Elio, Miriam, Guido, Lucia, sono tutti da questa parte, ma il richiamo di arrivare sull’altra vetta è troppo forte, è vitale, e li spinge ad affrontare la traversata sapendo che sotto c’è l’ignoto. E su questa immagine una colonna sonora mi suonava nella mente, a farmi capire che l’intenzione può cambiare tutto, basta un attimo:
La vertigine non è paura di cadere, ma voglia di volare” (Mi fido di te, Lorenzo Cherubini). 

(La Books Hunter Barbara)
 
Milano è un freddo sabato di ottobre, Miriam è appena rientrata a casa. Si sente stranamente turbata, inquieta. Non sa spiegare quella strana sensazione alla bocca dello stomaco. Sa solo che la donna che ha intravisto di sfuggita al supermercato è la sua vecchia amica Elena. Ne è sicura. Anche se è passato tanto, troppo tempo dall’ultima volta che si sono viste. Da quella tragica domenica di quindici anni prima che ha cambiato la loro vita per sempre. Perché da allora niente è stato più come prima. Quella profonda amicizia che legava le due donne e i loro mariti si è spezzata e non c’è stato modo di ricucirla. Ma adesso Elena ha deciso di tornare. Di rientrare nella vita di Miriam e della sua famiglia. Forse per la nostalgia di quel legame che non esiste più. Forse per riprendersi quello che le è stato ingiustamente tolto. A poco a poco, giorno dopo giorno, si avvicina sempre di più a quell’amica diventata ormai una sconosciuta, e soprattutto a sua figlia Lucia. Questa splendida diciassettenne non ha idea di chi sia Elena. Eppure è inspiegabilmente attratta dal fascino di quella donna venuta dal passato che le promette una libertà insperata, più grande di quella che ha mai conosciuto finora. Più grande di quella che le ha mai concesso la madre, troppo apprensiva. Quando Miriam scopre che Lucia ha cominciato a frequentare la casa di Elena a sua insaputa, fa appello a tutto il suo coraggio di madre premurosa e attenta. Non può permettere che succeda qualcosa a sua figlia. Per niente al mondo. Ed è pronta a difenderla con ogni mezzo. Anche a confessare quella colpa che le grava da anni sul cuore. 
Titolo: Basta un attimo 
Autore: Michela Tilli 
Editore: Garzanti 
Pagine: 292 
Prezzo di copertina: € 16,90 – ebook € 8,99 
Uscita: 28 settembre 2017
ISBN: 978-8811672388 

Michela Tilli è nata a Savona e vive a Monza con il marito e i due figli. Dopo gli studi in filosofia ha intrapreso la carriera di giornalista che ha poi lasciato per dedicarsi alla scrittura narrativa. È stata autrice per la TV e attualmente lavora per il teatro. 
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