Chi siamo? Dove andiamo? Cosa leggiamo? La fotografia del nostro mercato editoriale

Buongiorno lettori, oggi abbiamo voglia di chiacchierare di editoria, fare qualche riflessione: chi siamo? Dove andiamo? Cosa leggiamo?

In giro per il web abbiamo scoperto qualche info interessante, a cominciare dai fantastici quattro, considerati i veri big a livello mondiale: HarperCollins, Hachette, Macmillan e Penguin Random House. Sono questi i nomi dei gruppi editoriali più rilevanti per il mercato dei libri trade, cioè quelli di intrattenimento (vanno esclusi l’editoria scolastica e i testi tecnici).

E se volessimo guardare in casa nostra, come si sta muovendo l’editoria italiana?
Di sicuro la tendenza è quella di raggiungere i grandi numeri e lo dimostra il fatto che ultimamente sono più frequenti le fusioni di CE medie che si aggregano con i big per formare i grandi gruppi del mercato. Infatti, dopo l’acquisizione di Rcs Libri da parte di Mondadori, nuovi movimenti sono all’orizzonte, sia con la nascita di nuove case editrici, sia con l’arrivo di gruppi di rilevanza internazionale. Tra le ultime notizie ricordiamo la recente creazione di DeA Planeta, il nuovo marchio risultato della fusione tra il Gruppo Planeta e il Gruppo De Agostini. A ottobre dello scorso anno invece, è stato siglato l’accordo tra il Gruppo Feltrinelli che acquisisce il 40% (previsto però il raggiungimento del target 55%) di Marsilio Editori.
L’Associazione Italiana Editori, riassume in questa mappa, la situazione editoriale italiana:
Anche all’estero hanno notato il fermento del nostro mercato editoriale, e i risultati a oggi raggiunti vengono giudicati positivamente, al punto di essere uno dei motivi per cui l’Italia è stata scelta come Paese ospite d’onore alla Fiera del Libro di Francoforte del 2013
“Nel panorama culturale italiano è evidente un nuovo spirito di ottimismo: dopo uno stravolgimento dinamico e un drastico cambiamento intercorso in anni recenti del mercato del libro italiano […] ora si percepisce ovunque energia positiva. Questo dinamismo era facilmente percepibile alla Frankfurter Buchmesse: la partecipazione italiana ci ha conquistato con un concetto espositivo incentrato sulla tradizione, il patrimonio culturale e la viabilità del futuro.” (Juergen Boos – Direttore della Frankfurter Buchmesse).
Intanto, in Italia, direttamente dal ministero dei Beni e delle Attività Culturali, arrivano promesse e atti concreti. 
Dario Franceschini annunciava l’introduzione di un nuovo fondo per la lettura di 3 milioni di euro. 
“Può sembrare una cifra non enorme, ma è circa dieci volte in più di quello che avevamo prima. E vogliamo discutere con tutta la filiera del libro su come investire, anche in maniera non tradizionale. 
[…] E sono convinto che chiunque vincerà le prossime elezioni sentirà questo dovere morale di portarla avanti”.

Invece è già stato approvato a novembre 2017 un emendamento del Partito Democratico che prevede per la vendita di libri al dettaglio un credito di imposta su Imu, Tasi, Tari e sull’eventuale affitto. 
“La salvaguardia delle librerie rappresenta un valore sociale, oltre che culturale, molto forte”.
Lo sconto è più sostanzioso, fino a 20.000 euro, per le librerie indipendenti, “che non risultano ricomprese in gruppi editoriali dagli stessi direttamente gestite”, e arriva invece a 10.000 euro per gli altri esercenti. Il limite di spesa è fissato a 4 milioni nel 2018 e a 5 milioni annui a decorrere dal 2019 (Corriere della Sera).

Insomma, se da una parte i dati ufficiali affermano che gli italiani leggono poco (ormai lo sentiamo da anni), in controtendenza è il mercato editoriale, che acquisisce prestigio anche sul palcoscenico internazionale. Fusioni, acquisizioni, nuovi editori e nuove collane, per un totale di pubblicazioni impressionante. Ma allora, questi libri, chi li legge?
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