Cinema: 29 agosto 2018: Mary Shelley e il suo amore immortale arrivano al cinema

Figlia del filosofo William Godwin e di Mary Wollstonecraft, autrice della prima dichiarazione dei diritti delle donne, che muore poco dopo averla data alla luce. Viene perciò cresciuta dal padre.
A 16 anni conosce Percy B. Shelley, già sposato, e a 17 anni fugge con  lui in Svizzera. 

Si sposano e hanno tre figli di cui solo uno sopravvive. 

Il suo romanzo più famoso è Frankenstein, scritto tra il 1816 e il 1817 in Svizzera e deriva dalla proposta di Byron di scrivere ognuno (insieme a Percy e il medico di Byron) un racconto dell’orrore.

Nel 1818 i coniugi si trasferiscono in Italia. Qui Mary scrive Mathilda (1819-1820).
Nel 1822 il marito muore e lei ritorna in Inghilterra con il loro unico figlio.
Lo avrete capito cari lettori, lei è la grande Mary Shelley e la sua storia torna al cinema il prossimo 29 agosto:
“Mary Shelley, un amore immortale”. Il film.
Mary Shelley racconta la storia di Mary Wollstonecraft Godwin (Elle Fanning), autrice di uno dei più famosi romanzi gotici del mondo “Frankenstein”, e della sua relazione ardente e tempestosa con il poeta romantico Percy Bysshe Shelley (Douglas Booth). I due giovani legati da una chimica naturale e idee progressiste che vanno oltre i limiti della loro età e del loro tempo, dichiarano il loro amore reciproco alla famiglia che li ostacola e per questo fuggono insieme. A soli18 anni, Mary è costretta a sfidare i tanti preconcetti contro l’emancipazione femminile, a proteggere il suo lavoro di scrittrice e a forgiare la propria identità.
Mary Shelley
Nel 1816 Lord Byron, durante una sera tempestosa nella sua villa a Ginevra, propone ai suoi ospiti – Mary e Percy Shelley, e William Polidori – di scrivere, per gioco, un racconto dell’orrore. Ricollegandosi al mito di Prometeo, Mary scriverà Frankenstein. Una storia che è un groviglio etico, un ragionamento profondo sull’origine della vita: l’angosciante storia di uno scienziato che conduce macabri esperimenti nel tentativo di restituire la vita ai cadaveri. Una favola terribile capace di imporsi con la forza delle immagini e la sua autonomia di mito universale. Uno sconvolgente racconto dell’orrore in cui il mostro è più umano del suo creatore.

Please follow and like us:
Tweet 187

Commenti Facebook

Rispondi