Recensione “Orrore” di Pietro Grossi

Fare i conti con noi stessi,
con la nostra vera natura.
Questo ci fa paura.
Non sempre un libro è ciò che ti aspetti. A volte è la forma che ti frega, altre la storia o il titolo forviante, come nel caso di “Orrore”. Inizialmente guardavo la storia con sospetto. Il tipico sospetto di chi si aspetta una cosa invece ne trova un’altra, o meglio, leggendo si rende conto di essersi fatto un’idea sbagliata.
E mentre pensi di aver sbagliato, continui a cercare. Perché se il titolo parla di orrore, orrore deve essere. E poi lo capisci che non è una storia d’orrore convenzionale, capisci che quello di cui si parla è un tipo di orrore che viene dal buio, dal lato oscuro che ognuno di noi ha dentro.
Ecco cosa spaventa, perché spaventa. E lo fa fin dalle prime pagine, non so come, visto che inizialmente a dover spaventare è una casa abbandonata in un bosco. Eppure ci riesce a lasciarti un brivido. Ed è il brivido di chi sa che lì c’è qualcosa da non guardare, ma che guarderà comunque. Perché prima di tutto la curiosità.
È un giorno qualsiasi quando il protagonista viene travolto da questa storia, quella che gli raccontano Lidia e Diego. Un giorno che gli cambierà per sempre la vita. È una di quelle storie che puzzano di pericolo fin dal principio, ma a cui difficilmente uno come lui riuscirà a rinunciare, soprattutto perché è  a caccia di storie.
Solo che per scrivere bisogna documentarsi. Ed ecco che il mistero della casa abbandonata nel bosco, una storia molto sinistra, si trasforma per lui in ossessione, alla ricerca di risposte.
Perché quella casa sembra abbandonata solo in alcune sue parti, mentre in alcune sembra oltre che pulita, anche vissuta in tempo reale? Perché appostandosi per giorni e giorni, non riesce a vedere neanche una sola persona entrarci? Perché sta diventando questione di vita saperne di più?
Ma soprattutto: perché è lui a cambiare in maniera drastica ogni sua visione della vita e ogni sua priorità, scansando persino moglie e figlio?
Forse sta proprio qui l’orrore.
Nel dimenticarsi di chi siamo in favore dell’ignoto. A favore di un ritrovato lato di noi, qualcosa che avevamo da sempre seppellito sotto strati di normalità, ma a cui è bastato dar appena fuoco, perché bruciasse e divenisse incandescente; incendio devastante.
E l’incendio brucia tutto, divora con ogni sua lingua tutta quella normalità, tutto ciò che sapevano sicuro di noi. Ed è nella sicurezza di poter bruciare ogni cosa, che bruciamo anche noi stessi.
 
E il protagonista brucia tutto, anche la ragione.
E ci rimette tutto, anche se stesso.
 
E solo poi scopre che le cose possono essere diverse da quel che sembrano. Che le risposte sono proprio davanti ai suoi occhi. Che non si può tornare indietro. Che ciò che è stato reciso, non ricrescerà mai.
Pietro Grossi, decide di manipolare la nostra idea di Orrore. Non è una storia convenzionale sulla follia umana, è più un viaggio nelle varie sfaccettature del protagonista, nel quale passano anche quelle di chi legge. È la consapevolezza di quanto possiamo cambiare in base agli eventi, come davanti a una semplice curiosità, a un racconto che possa scavarci un punto di domanda così grande da attirarci nel baratro, mettendoci in pericolo.
 
Forse è quel confine labile fra le brave persone che vogliamo dimostrare di essere, e ciò che siamo veramente.

(la Books Hunter Jessica)

Titolo: Orrore / Autore: Pietro Grossi
Editore: Feltrinelli / Genere: Horror
Uscita: 7 giugno 2018 / Pagine: 144
Cartaceo: € 14,00 / ISBN: 9788807032967
Ebook: € 9,99 / EAN-13: 9788858832448
Tutto ha inizio con una casa nel bosco. Una casa apparentemente abbandonata. Al suo interno, polvere e muffa dappertutto, a eccezione di alcuni angoli lindi e scrupolosamente ordinati. E poi una maschera demoniaca di cartapesta, il disegno di un bambino che sembra appeso al frigo da qualche giorno soltanto, forniture ospedaliere. Al piano superiore, una maschera ancora più inquietante, ricavata da una tanichetta opaca. L’intera casa urla che qualcosa di sinistro accade fra quelle mura, ma cosa?
Il protagonista e sua moglie sono appena rientrati in Italia per Natale: vivono a New York, e da poco è nato il loro bambino. Sono immersi nell’atmosfera morbida di quei primi mesi e approfittano delle vacanze per rivedere i vecchi amici. È allora che, seduti al tavolo di un ristorante, Diego e Lidia raccontano loro della misteriosa casa. Lui in particolare li ascolta con attenzione: è uno scrittore in cerca di storie e viene subito attratto dalla possibilità di trovare materia per un romanzo.
Durante le vacanze il pensiero torna continuamente alla casa, perciò – quando è il momento di rientrare negli Stati Uniti – la moglie gli propone di restare, da solo, a fare qualche ricerca. Accettando, lui progetta di prendersi giusto un paio di settimane. Ma quel mistero è così inesplicabile, qualcosa lo attrae così visceralmente, che il tempo e le distanze – la distanza dalla sua famiglia, ma anche quella dal se stesso che credeva di conoscere – si spalancano. Gli appostamenti davanti alla casa diventano infatti – giorno dopo giorno, notte dopo notte – qualcos’altro, come se lo sguardo si spostasse dall’esterno al centro di sé.
L’autore:
Pietro Grossi (Firenze, 1978) ha pubblicato con Sellerio la raccolta di racconti Pugni (2006, vincitrice di numerosi premi letterari, tra cui il premio Piero Chiara e il premio Campiello Europa 2010) e i romanzi L’acchito(2007) e Martini (2010). Incanto (Mondadori, 2011) ha vinto il Premio Nazionale Letterario Pisa per la Narrativa 2012. Nel 2015, ancora per Mondadori, è uscita la raccolta L’uomo nell’armadio e altri due racconti che non capisco. Feltrinelli ha pubblicato Il passaggio (2016, vincitore del Premio Procida Isola di Arturo Elsa Morante 2017, sezione mare) e Orrore (2018).
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