Recensione “La Madre, il Maestro, Shakespeare e Dio” di Giulia Bracco

Un sorriso e una lacrima sono uguali e contrari se accadono contemporaneamente in due diverse dimensioni spazio-temporali. 
Non importa che io sia lacrima o sorriso, conta solo che proveniamo da due anime che diventano una sola. 
 
È cosi che immagino Nabel e Hector, i due protagonisti di questo romanzo potente, due elementi indipendenti, mai slegati tra loro. Fratelli da parte del padre Lucrezio Minenti, esponente di rilievo nel campo della Fisica, non sono cresciuti insieme, si sono trovati solo in età adulta. Un padre ingombrante il loro, autorevole agli occhi del mondo scientifico, sostenitore, in segreto fino all’ultimo, delle teorie di possibilità dei viaggi nel tempo, alle prese però con l’etica e con Dio.
 
Hector è un artista che non cerca gloria per se stesso, ma solo il suo modo di comunicare col mondo, qualunque esso sia. Qualunque sia il mondo intendo dire. L’arte è di tutti, perché veicolarla solo a chi pensiamo possa recepirla? Lanciamo il nostro messaggio attraverso l’arte, poi ognuno lo usi come crede, come può. Ovunque sia. In qualunque dimensione. Attraverso lo spazio, attraverso il tempo. L’arte è libera, non ha bisogno di regole, è espressione di un’idea interpretabile e vivibile come una seconda pelle. L’arte è un cielo buio che tiene in ostaggio parole luminose, per diciassette secondi, non uno di più non uno di meno, per poi lasciarle cadere e dissolvere in una polvere scintillante che si deposita sull’anima di chi guarda. Parole che parlano d’amore e accendono la bellezza in chi questo spettacolo lo sta vivendo e in chi questo spettacolo lo ha creato e attraverso di esso si è espresso.
 
Tra gli spettatori c’è anche lei, Nabel, che da quelle parole lucenti si lascia avvolgere, le assorbe e capisce che insieme, dentro di lei, creano le trame di tante vite, colmano vuoti e restituiscono un senso a ciò che si credeva perduto nel caos, o peggio ancora nell’oblio. Parole che rimangono ancorate a quel cielo per diciassette secondi, non uno di più non uno di meno, anche lei sa che è il tempo giusto, quello necessario. Parole che attraversano lo spazio e il tempo. Parole. Nabel e le parole. Quante ne ha scritte lei nella sua vita. E quante ne ha cancellate, a ritroso, dall’ultima alla prima nelle frasi dei suoi componimenti. Le parole sono una cosa troppo seria, pensa Nabel, lasciano tracce indelebili di chi le scrive. Rivelano l’anima troppo in profondità. Farsi leggere così intimamente è troppo rischioso. Eppure è un bisogno così impellente. È urgenza. È capirsi. È amarsi per amare. 
 
Sono lontani Hector e Nabel eppure sempre insieme, legati da una presenza di loro stessi che non è fisica, o perlomeno non lo è nella stessa dimensione spazio temporale. Le loro esistenze sono connesse da leggi fisiche ancora lontane dall’essere capite e accettate per vere, raccontate in questo romanzo con una straordinaria naturalezza. 
L’assenza non per forza è vuoto, forse è solo un modo diverso di esserci. 
 
Questo romanzo è impegnativo, è vibrante, obbliga a lasciarsi andare a qualcosa a cui forse non siamo preparati, è sorprendente. 
La scrittura è sublime, lo stile superlativo, l’autrice porta chi legge a uno stato di grazia. 
Il lettore muore e rinasce, implode ed esplode in un tripudio di incanto e bellezza. 
 
Siamo creature immense, contenitori senza fondo di emozioni e sentimenti. 
Siamo straordinari, fosse anche solo per diciassette secondi. 
 
Il tempo scivola via
e la luce inizia a svanire
e tutto è calmo adesso
quella sensazione se n’è andata
e l’immagine scompare 
e tutto è freddo adesso
il sogno doveva finire
il desiderio non diviene mai realtà
e la ragazza
inizia a cantare
diciassette secondi
una misura di vita
diciassette secondi
Traduzione di Seventeen Seconds, The Cure

(La Books Hunter Barbara)

“La Madre, il Maestro, Shakespeare e Dio” di Giulia Bracco – CaffèOrchidea
Titolo: La Madre, il Maestro, Shakespeare e Dio
Autore: Giulia Bracco
Editore: CaffèOrchidea
Pagine: 352
Prezzo di copertina: € 15,00
Uscita: 3 aprile 2018
ISBN: 9788894222432 
 

Hector e Nabel sono figli dello stesso padre, il Professor Lucrezio Minenti: luminare della Fisica, adulato negli Istituti di Ricerca di tutto il mondo, sospettato di essere coinvolto nella messa a punto della Macchina del Tempo. Essi sono cresciuti con madri diverse, in paesi differenti. Due universi paralleli, mai del tutto slegati fra loro: Hector è un artista, si prepara a una collaborazione con Tim Burton; Nabel ama la scrittura, ma cancella tutto quello che scrive. L’incontro fra i due giovani squarcia l’impassibile regolarità della vita del Professore, apre varchi fra città d’Europa, ritagli di giornale e borse cadute dal cielo, fino a ricostruire le trame inesauribili che sottendono alle vite degli uomini, nelle loro sconfitte, come nei loro momenti di gloria. Qualcuno ci sorveglia mentre scriviamo: la Madre. Il Maestro. Shakespeare. Dio; così Martin Amis in “London Fields”. In queste pagine i quattro sorveglianti ci sono tutti. Danzano sulle spalle di Nabel, dipanano i fili del romanzo come garzoni di un teatro o giullari dalle ombre pesanti, in uno spettacolo imprevedibile e senza repliche.

“La Madre, il Maestro, Shakespeare e Dio” di Giulia Bracco – CaffèOrchidea

Giulia Bracco è nata a Salerno nel novembre del 1979.

Dopo la laurea, ha conseguito il Dottorato di Ricerca specializzandosi in Psicolinguistica.
Ha sempre lavorato a stretto contatto col mondo delle parole: giornalista, copywriter, correttore di bozze, traduttrice, e soprattutto, ricercatrice.
Ha ricevuto premi nazionali dedicati ai Giovani Ricercatori in Psicologia Sperimentale.
Il suo primo romanzo, “Ovunque sei, se ascolterai” (Guida Editori) è stato pubblicato nel giugno 2015 ed ha vinto il XX Premio Cimitile.

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