Showrooming, cos’è e perché esiste

È successo a dicembre 2018 e se ne continua a parlare. Il fatto riguarda la libreria Fountain Bookstore di Richmond, negli Stati Uniti.

I dipendenti si sono stufati di vedere persone scattare fotografie in negozio per poi fare gli acquisti on-line e hanno quindi pubblicato un post su Twitter in cui sfogavano la loro rabbia, con educazione ma con altrettanta fermezza. Neanche a dirlo, il post è diventato virale e ha raccolto consensi in tutto il mondo. I like e i retweet sono stati tantissimi.

showrooming

L’attività incriminata si chiama showrooming, anche se il tutto suona un po’ come la famosa scoperta dell’acqua calda.

Da quando esiste l’e-commerce esiste il problema della concorrenza spietata. E ovviamente non solo nell’editoria. E a dirla tutta, il fenomeno precede l’avvento di Internet.

Le persone andavano (e vanno) nei negozi di telefonia o tecnologia (questo è solo un esempio), si informano con il personale qualificato, che sceglie accuratamente i prodotti che vuole commercializzare nel suo punto vendita. Si fanno fare preventivi, fanno domande specifiche, e poi… se ne vanno. Con le loro buone informazioni tecniche e precise, vanno presso la grande distribuzione e si comprano il prodotto consigliato dal precedente negoziante ignaro (cornuto e mazziato, per dire) e felici tornano a casa, soddisfatte di aver risparmiato un bel cinquanta Euro. Adesso il fenomeno è peggiorato con l’arrivo di Internet e dell’acquisto facile, il tutto a portata di click.

Quindi non è che lo sfogo dei poveri librai (coi quali siamo peraltro assolutamente solidali) sia una novità. Forse la cosa che è cambiata è la piazza in cui si apre la polemica, ossia il social network.

Cari amici, non è bello andare per negozi a sfruttare le competenze, il tempo e le risorse che le persone mettono a disposizione di quelli che poi non diventeranno clienti, perché andranno a comprare dalla concorrenza.

Però c’è anche da dire che non sempre chi fa fotografie nelle librerie ha “cattive intenzioni”. Ci sono anche buoni e fedeli clienti che acquistano un libro, anche se vorrebbero comprarne un secondo e magari un terzo. Ma diciamo che magari nel portafogli non ci sono cinquantaquattro Euro (facendo una media di diciotto Euro a titolo) e quindi le fotografie vanno semplicemente a popolare una già ricchissima wishlist. O magari, dietro all’obbiettivo dello smartphone si nascondono (e neanche tanto per la verità) dei blogger che vogliono parlare di quei libri negli articoli pubblicati sui loro siti.

Insomma, la battaglia è dura, ma è la stessa combattuta dalle tante realtà che tutti i giorni cercano di sopravvivere in questo complicato sistema economico.

Internet non è il male, è un’opportunità. Ricordiamoci sempre che però il vecchio e caro contatto umano è insostituibile.

Andare in libreria, fare quattro chiacchiere con il proprio libraio, acquistare il libro e scommettere che anche questa volta ha indovinato i nostri gusti e ci ha consigliato il libro giusto. Oppure in questa occasione ha voluto sfidarci proponendoci una lettura al di fuori del nostro gusto abituale, perché poi ne vorrà riparlare con noi, per sapere se è riuscito ad aprirci mondi nuovi. E questo non ha prezzo.

Viva le librerie, i librai, e tutti i negozianti che ancora ci credono e che si inventano nuove idee per creare valori aggiunti alle loro attività.

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