È da lì che viene la luce, di Emanuela E. Abbadessa

Piemme pubblica il nuovo libro di Emanuela E. Abbadessa, È da lì che viene la luce: un inno alla bellezza e al saperne cogliere l’essenza, attraverso l’arte e la sensibilità dell’animo umano.

Un romanzo liberamente ispirato alla storia del fotografo tedesco Wilhelm von Glöden, sulla libertà, di pensiero e costume, che solo nell’arte non conosce odio per il diverso, e sulla paura di svelare la violenta ignoranza che si annida nei meandri più bui dell’animo umano.

è da lì che viene la luce

Titolo: È da lì che viene la luce
Autore: Emanuela E. Abbadessa
Editore: Piemme
Pagine: 313
Prezzo di copertina: € 18,50 – ebook € 9,99
Uscita: 26 febbraio 2019
ISBN: 978-8856669374

Il solo luogo in cui a ognuno era concesso essere unicamente se stesso.

Un giorno qualcuno avrebbe favoleggiato di pianeti sconosciuti in cui società militari avrebbero eliminato gli imperfetti per creare generazioni invincibili. Ma quella sarebbe stata soltanto finzione letteraria, perché nella realtà era proprio il difetto a creare la bellezza.

Taormina, 1932. «Fermo», quell’unica parola, pronunciata con decisione, attrae l’attenzione di Sebastiano Caruso, un ragazzo di diciassette anni, orfano di padre, la cui vita quel giorno cambia per sempre. L’uomo che ha parlato, il barone Ludwig von Trier, alto e sottile, pallido e vestito in modo impeccabile, è così diverso da chiunque viva a Taormina, che la curiosità di Sebastiano si accende, soprattutto per via della scatola misteriosa che lo sconosciuto tiene tra le mani.

Quando il barone, fotografo e artista, lo scopre nell’atto di seguirlo, lo fa entrare in un mondo di cui Sebastiano non sospettava neppure l’esistenza.

Grazie al ragazzo, che gli fa da aiutante e da modello, e a Elena Amato, governante premurosa, donna dotata di un’antica saggezza e di un passato misterioso, amica e sodale, Trier impara qualcosa sull’amore che nessuno gli aveva mai insegnato nella fredda casa in cui era stato cresciuto e da cui se ne era andato.

Ma «dove c’è luce, c’è anche ombra» dice spesso Trier e, insieme alla luce che fa risplendere la bellezza, il barone sperimenterà anche l’ombra più cupa, la violenza fascista e il serpeggiare delle discriminazioni. E rischierà di esserne inghiottito.

La mia prima idea per una storia, di solito, è un’immagine: la fotografia di un’azione fermata per sempre nel tempo. Così sono nati i miei romanzi e quest’ultimo non fa eccezione. Avevo in mente un uomo alto e ben vestito, intento a inquadrare attraverso il pozzetto della Rolleiflex una ragazzina acerba ma con quella procacità popolana e un po’ inquietante.
Da lì, come se io stessa fossi sul punto di scattare una foto, ho cominciato ad allontanarmi per aprirmi al panorama tutto intorno. Allora mi è apparsa la mia Sicilia brulla e generosa. Anzi, una parte speciale dell’Isola, la bella Taormina, ritratta in un momento storico precedente alla grande ondata turistica.

Emanuela E. Abbadessa
 emanuela e abbadessa

Emanuela E. Abbadessa: scrittrice e saggista, ha al suo attivo due romanzi: Capo Scirocco (Rizzoli, 2013, Premio Rapallo-Carige 2013 per la Donna Scrittrice, Premio Letterario Internazionale Isola d’Elba Raffaello Brignetti) e Fiammetta (Rizzoli, 2016). Scrive per i quotidiani la Repubblica e Il Secolo XIX.

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