Intervista a Angelo Calvisi, autore di Genesi 3.0

Intervista a Angelo Calvisi, scrittore e attore genovese, autore di Genesi 3.0, edito da Neo Edizioni.

Ciao Angelo, grazie di aver accettato di essere intervistato dal Books Hunters Blog.

  • Abbiamo letto e recensito “Genesi 3.0”. Una delle prime sensazioni che la storia ci ha suscitato, è stata quella dell’effetto lavatrice; metti due calzini a lavare, te ne torna uno. L’altro dove si sarà cacciato? In fondo noi cacciamo libri non calzini. Siamo rimaste spaesate per gran parte della lettura, ma non sarà che l’effetto voluto era proprio questo?

Be’, direi di sì. In fondo uno scrive ciò che amerebbe leggere e a me non piacciono i libri dove c’è un autore che compone tutto, che mette ordine nelle cose e conferisce una simmetria artificiale alla vicenda raccontata. Narratori del genere mi fanno venire in mente il becchino che sistema il cadavere di qualcuno che è morto male. Io credo nei libri che, per via simbolica o, meglio ancora, allegorica, restituiscano il senso di una realtà, o addirittura una visione del mondo.

A me pare che l’esistenza sia caotica, non simmetrica. Che la società zoppichi e non ci sia consolazione in (quasi) niente. E tutto questo voglio mostrarlo, voglio metterlo in scena, rappresentarlo. Sono d’accordo con chi dice che l’arte non debba rispondere ad alcuna domanda, ma piuttosto suscitare dubbi e turbamenti

Certo, il rischio che si corre è quello di infliggere al lettore uno spaesamento, come dite voi, e allora, per non cadere nella trappola, occorre mantenere un ritmo alto e alimentare uno stile che sia piacevole, che faccia anche un po’ ridere. Niente di nuovo o di rivoluzionario, intendiamoci. Io sono ormai anzianotto, sono del 1967, e mi sono formato sui romanzi di Celati, Malerba, Sanguineti… Ma sono stati importanti anche Volponi, Leonetti, Balestrini e, perché no, Beckett… Insomma, sono loro i miei punti di riferimento. L’inquietudine dei miei testi, il gusto per il particolare raccapricciante e deformato, l’assenza di un trama tradizionale… Tutta roba che viene da là.

  • In Genesi 3.0, c’è un filo logico, ma come qualcuno ha detto, ci si inciampa continuamente. Ebbene, Angelo, ti va di dirci cosa significa per te questo romanzo?

Considerate che, nelle mie intenzioni, il romanzo voleva essere una satira contro le ambiguità del potere. Un potere che muta forma per adeguarsi ai cambiamenti di contesto. In questo senso Genesi 3.0 parla di due parti sociali che si fronteggiano per poi allearsi e formare un potere nuovo. Ma quale sarà il parto di questa alleanza sbilenca, di questo matrimonio forzato? La risposta è nell’ultima pagina del libro.

  • I tuoi personaggi sono estremi, strani. E fanno cose assurde (vedere Mitropa). Ci sono scrittori o storie che ispirano o hanno ispirato questo tuo particolare estro?

Ho risposto nella precedente domanda. Qui rincaro la dose e vi dico che nessuno dei miei personaggi di fantasia potrà mai superare in assurdità, ambiguità, malacreanza, crudeltà e idiozia un sacco dei rappresentati della vita politica del nostro scalcinato Paese.

  • Genesi 3.0 è distopia. È potere estremo. A tratti isolamento, impossibilità. Un futuro catastrofico, con una luce minima in fondo al tunnel, una lampadina ormai esausta. Come lo vedi il nostro di futuro? Il nostro 3.0?

È difficile fare previsioni a lungo raggio. L’uomo è una creatura contraddittoria, misteriosa. Può progettare città-capolavoro come Firenze o Napoli ed escogitare metodi di sterminio di massa per incenerire in pochi mesi sei milioni di esseri umani. È in grado di inventare il cinematografo ed arrivare all’abominio logico che ha generato le mine antiuomo. Di certo, se consideriamo il medio periodo, non c’è da stare allegri.

La voce degli emarginati, degli esclusi, di chi vive nella povertà è sempre più fievole e mi pare che la nostra trasformazione da cittadini in sudditi, incapaci di qualsiasi azione, intellettualmente paralitici (uso questa parola sgradevole perché, non a caso, dà il titolo a una sezione del mio libro), sia ormai conclamata.

Però, davvero: chi può essere certo di ciò che succederà tra cinquecento anni? La scoperta di una nuova fonte di energia a disposizione di tutti, una mutazione genetica che improvvisamente costringe il nostro cervello a ragionare con dinamiche slegate da quella monodirezionale del profitto, o magari il sole dell’avvenire che finalmente si decide a sorgere… Siamo capaci di tutto, noi uomini, anche di essere migliori di come ci ostiniamo ad apparire.

  • Hai pubblicato oltre a molta narrativa, anche saggi, biografie e graphic novel. C’è un genere in cui riesci a sentirti più a tuo agio, o hai bisogno di cambiare per spremere al meglio le tue meningi?

La seconda che hai detto. In quest’ultimo periodo mi piace scrivere storie, anzi microstorie, per bambini. Ma in generale sento la necessità di cimentarmi in ambiti eterogenei, e non mi riferisco solo alla scrittura. Non sono molto bravo, ma amo disegnare e suonicchiare (male, anzi malissimo) la chitarra. Mi spaventa la noia e sono una persona curiosa. Mi metto alla prova in campi diversi perché amo avere sempre qualcosa da approfondire, imparare,  scoprire. Secondo me è questo che dà gusto alla vita.

  • Non solo autore, ma anche attore e sceneggiatore. Ci racconti la tua passione per il cinema?

Quando ero bambino le città traboccavano di quelle istituzioni benemerite che erano i cinema parrocchiali. Io abitavo vicino a piazza Leopardi, a Genova, a poca distanza dalla sala dei frati francescani, che oggi, purtroppo, sta per essere trasformata in un parcheggio. Non so se sono in grado di trasmettere il godimento che provavo a entrare in sala alle due del pomeriggio per uscire all’ora di cena dopo aver visto due, a volte tre proiezioni di filmoni anni Cinquanta tipo Il cavaliere della valle solitaria, oppure Il gigante, naturalmente ripuliti dai baci e dalle effusioni tra i protagonisti che il frate responsabile del cinema si premuniva di tagliare dalla pellicola. Una sospensione del tempo, il paradiso, non esisteva altro: solo le figure sullo schermo e le loro storie.

Il mio amore per il cinema nasce da lì. Poi, qualche anno fa, ho conosciuto Paolo Pisoni, un filmmaker mio concittadino che dopo aver dato un’occhiata ai miei libri ha deciso di coinvolgermi nella realizzazione del suo film d’esordio, Lazzaro, uscito nelle sale lo scorso anno e da poco disponibile in dvd. Avevo fatto qualcosa a teatro, come capita più o meno a tutti, ma un film è una faccenda differente, è una questione di pazienza, tempi dilatati, orari assurdi.

Ma a tutto questo ci si abitua ed è divertente, in fondo, passare le giornate con una troupe affiatata. Più difficile è scrivere una storia adatta al grande schermo, dettagliarne la sceneggiatura. Non lo dico per fare il modesto, ma non credo di essere particolarmente dotato per fare questo. Pisoni, però, che nel frattempo è diventato un grande amico, non se ne deve essere accorto e sta insistendo per fare il bis. Vedremo, siamo in una fase di interlocuzione. Una storia forse ce l’abbiamo già, adesso si tratta di trovare un’angolatura che piaccia a tutti e due e poi magari possiamo provarci di nuovo.

  • Come ben sai i lettori hanno fame di novità editoriali. E quindi da buone cacciatrici di libri, in questa intervista non possiamo non chiedertelo: stai già lavorando a un’altra storia? Possiamo sapere a quale genere ti dedicherai prossimamente?

No, non sto lavorando a niente di corposo. Però, nel 2019, succederanno diverse cose. Tra poche settimane un mio racconto per bambini, illustrato da Luc Garçon, sarà pubblicato dall’editore barese Les Flauners. Oèdipus, editore campano, dovrebbe pubblicare entro dodici-diciotto mesi la raccoltina di poesie con cui, nel gennaio scorso, ho vinto il premio Trivio – sezione Inediti. E a dicembre ancora Les Flaneurs farà uscire un testo fortemente sperimentale la cui prima stesura risale a più di vent’anni fa. Si tratta di una storia d’amore costruita con un linguaggio e una struttura veramente folli, che soltanto un editore molto molto molto coraggioso poteva pensare di dare alle stampe.

Angelo Calvisi intervista

Grazie di averci concesso il tuo tempo per questa intervista, Angelo. In bocca al lupo per tutti i tuoi 3.0 futuri.

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