BookMission: incontro a Varese con Helena Janeczek. 18 aprile 2019

Helena Janeczek a Varese ha presentato la nuova edizione con contenuti inediti di “CIBO”, edito da Guanda.

Giovedì 18 aprile, alla libreria UBIK di Varese, abbiamo incontrato Helena Janeczek, vincitrice del Premio Strega 2018 con La ragazza con la Leica.

CIBO non è al suo debutto in libreria, avvenuto nel lontano 2002, ma viene riproposto da Guanda nella nuova edizione, disponibile dal 28 marzo.
Cosa è cambiato? Come è stato rivisto? Helena a queste domande ha risposto sicura: no, non è stato “sistemato”. Semplicemente perché andava bene così com’era, era già al meglio della sua essenza. Ne era convinta lei, tanto quanto l’editore che ha creduto in questo romanzo.

Helena Janeczek
Helena Janeczek

Un’aggiunta è stata fatta, questo sì.

Perché diciamocelo – giusto per restare in tema – “sarebbe stato inutile cambiare la ricetta di una minestra già ottima. Ma è una buona idea aggiungerci un bel crostino di pane.”

Alla fine di un romanzo che mescola e unisce, come fa il cibo, individui e culture, Helena Janeczek si riserva ancora lo spazio di una riflessione su una tragedia dei nostri anni, il crollo delle Twin Towers, attraverso le storie dei cuochi che nelle torri lavoravano.

CIBO

A condurre questo incontro con Helena Janeczek è stata Cristina Bellon, sempre professionale e brillante, che ha anche letto alcuni passaggi del romanzo. Anche la stessa autrice ha voluto leggerne un estratto, dedicandolo peraltro a una spettatrice che, per coincidenza, si trovava tra il pubblico ed era l’omonima della signora Brovelli della storia.

Helena Janeczek con Cristina Bellon
Helena Janeczek con Cristina Bellon

Helena ha ampiamente parlato di come il romanzo è nato, di come lo ha costruito, ammettendo che c’è stata tanta ricerca alla base, anche se non è stato impegnativo quanto La ragazza con la Leica.
Ha spiegato il doppio filone narrativo che spesso si intreccia nella storia, per congiungersi poi in un tutt’uno armonioso.

Riguardo alla vincita del Premio Strega 2018, ha risposto alla domanda di uno spettatore, dicendo che il suo modo di essere scrittrice non è cambiato tra il prima e il dopo premio.

Sono aumentate le vendite del libro, ovvio. Ma non essendo proprio un’autrice di primo pelo, sa che bisogna restare coi piedi per terra e non snaturarsi per seguire la corrente. Lei scrive ciò che sente e che conosce, ha candidamente ammesso che i suoi libri sono “particolari”, possono piacere o meno, ma sono il suo prodotto, ciò che meglio la rappresenta.

Helena Janeczek con le Books Hunters
Helena Janeczek e le Books Hunters

Al primo impatto – era la prima volta che la incontravamo – Helena ci è sembrata come i suoi libri: “particolare”. Molto introspettiva, anche introversa. Affascinante per il suo sapere, per il suo modo di esprimersi. Schietta, diretta. Anche un po’ schiva. La ringraziamo per il sorriso e il saluto che ci ha riservato e ringraziamo Cristina Bellon, che è sempre un piacere ritrovare in queste occasioni.

Cibo di Helena Janeczek

Titolo: Cibo
Autore: Helena Janeczek
Editore: Guanda
Pagine: 288
Prezzo di copertina: € 17,00
Uscita: 28 marzo 2019
ISBN: 9788823517776

Non riesco a sopportare quelli che non prendono seriamente il cibo, diceva Oscar Wilde.

Oggi è diventato una delle principali occupazioni, ossessioni, manie; la cucina insieme all’ordalia igienista di ciò che fa bene o fa male sono le ronzanti colonne sonore delle nostre giornate. Prendere sul serio il cibo, però, è altra questione. Di certo, senza tanto proporselo, lo fanno Elena, la donna che si racconta in questo libro, e Daniela, la massaggiatrice alla quale si rivolge per impegnarsi a fondo in una dieta dimagrante e rimodellare il proprio corpo. Perché quello che condividono durante le loro sedute è qualcosa di profondo.

A ogni piatto che nominano, a ogni ricetta o tradizione rievocata, riaffiorano un ricordo, un’amicizia, un amore, un rito di famiglia, una ferita. Le creme di piselli e i krapfen delle feste di Ulrike, anoressica per desiderio di perfezione, nella Monaco dell’infanzia e dell’adolescenza di Elena; i praghesi gnocchi di pane alla prugna di Ružena, obesa per allontanare l’incubo dei carri armati sovietici e il dolore dell’esilio; i gattò di Teresa, che rivendica cucinando la sua identità; i pranzi domenicali della nonna veneta e contadina di Daniela; fino alle aringhe salate che risvegliano in Elena la memoria dei kiddush del sabato nella sua famiglia ebraica, e soprattutto del padre scomparso troppo presto.

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