Recensione “Nestor Burma e la bambola” di Léo Malet

Torna il detective Nestor Burma, questa volta alle prese con una bambola.

È l’inconfondibile penna di Léo Malet, maestro del noir francese, a dar vita a nuova avventura del detective Nestor Burma: scrittura decisa, che non ha l’intento di scalfire il mondo emotivo del lettore, ma sa regalare sorprese e sorrisi pagina dopo pagina.

Sorprese perché, come prevede il protocollo di questo genere letterario, Malet sa costruire un impianto narrativo efficace, con suggerimenti di colpi di scena annunciati e puntualmente smentiti, che spiazzano il lettore e lo costringono a voltare pagina per scoprire la verità. Il ritmo non è particolarmente avvincente, ed è giusto così, perché Malet non era certo un tipo che aveva fretta.

Sorrisi perché Burma è una simpatica canaglia. È irriverente, pungente, adorabile. Spiantato e al verde, in questa sua nuova storia accetta di aiutare una coppia di nonni che vuole giustizia per la morte della giovane nipote. Per Burma, un richiamo irresistibile. Per i soldi, certo, ma questo solo in apparenza. Il fatto è che il caso è uno di quelli impossibili da risolvere e quindi pane per i denti di un detective che ama le sfide. E poi quei due nonni, così ingenui, così addolorati e agguerriti, fanno breccia nel cuore d’oro del detective. Pipa e impermeabile come da tradizione, Burma è un tipo schietto, ama le belle donne, quando applica la sua mente acuta raramente fallisce. È ironico quel che basta per affrontare un lavoro come il suo.

Non si scompone di fronte a un cadavere, è un chiacchierone e sa farsi voler bene. Non solo dal lettore, intendiamoci.

Lo adora la sua segretaria Hélène, che ha con lui una complicità che sfiora l’intimo. Lei è intelligente e brillante, sa ascoltarlo nel modo giusto, lo supporta. Lo conosce talmente bene da sapere spesso cosa gli frulla per la testa, a volte prevedendo le sue future mosse. Insieme ridono, si divertono. E si stuzzicano parecchio. E non da ultimo, lei è una bella bambola e a lui questa sua avvenenza non dispiace affatto.

Per i suoi colleghi, Burma è un fastidio, perché ha l’incredibile talento di arrivare per primo ovunque, persino sulla scena del crimine, ancora prima che questo venga compiuto. In questa storia con lui lavorano poliziotti e giornalisti, che fanno finta di far fatica a sopportarlo ma in fondo lo stimano parecchio. E lui, puntualmente, si burla di loro, ma sempre con grande eleganza. Persino i delinquenti trovano la via per avere una certa intesa con lui e questo dice veramente tutto.

Malet è maestro nel costruire storie e lo conferma anche in questo capitolo della vita di Burma, ma sa senz’altro dar vita a personaggi verosimili e ben caratterizzati. Per quanto mi riguarda, è il vero punto di forza della sua narrazione.

Ed è per questo che adesso, in un villino fiorito di rue Esther-Cordelier, a Montillon (Hauts-de-Seine), ci sono due bravi vecchi che, se sentono parlare di Nestor Burma, scuotono la testa sorridendo. Un tipo proprio forte, dicono, usando questo termine per loro inconsueto in mio onore.

Nestor Burma.

(La Books Hunter Barbara)

Per tutti gli approfondimenti, seguite il blogtour organizzato da Fazi Editore:

Le tappe del blogtour
Nestor Burma

Titolo: Nestor Burma e la bambola
Autore: Léo Malet
Editore: Fazi
Pagine: 176
Prezzo di copertina: € 15,00 – ebook € 10,99
Uscita: 27 giugno 2019
ISBN: 9788893255578

Tempi duri per Nestor Burma: le casse dell’Agenzia Fiat Lux sono drammaticamente vuote e la pioggia primaverile rende Parigi sempre più cupa. Così, fiutata la possibilità di un mistero, il detective privato si reca di nascosto presso un’isolata villa di Boulogne, dove sarà l’involontario e sbigottito testimone di una strage, messa in atto da un losco individuo dal volto deturpato.

La vittima, tale Mauffat, sembra essere a sua volta un personaggio poco raccomandabile: un ex medico radiato dall’ordine, che custodiva nella propria cassaforte mazzette di banconote e bottiglie di benzina… A complicare le cose si aggiunge il fatto che Mauffat venga anche considerato il responsabile della morte della giovanissima Yolande Bonamy, deceduta in seguito a un aborto mal praticato: ad accusare l’ex medico sono i nonni della ragazza, che, in mancanza di prove concrete, affideranno al protagonista il compito di incastrare l’assassino rimasto impunito.

Ma come fare, ora che l’assassino stesso è stato a sua volta brutalmente assassinato?

Ancora una volta toccherà a Nestor Burma risolvere l’intrigo, muovendosi tra sicari prezzolati, locali a luci rosse, chanteuses decadute e “bambole”, reali o sognate… E sarà proprio una “bambola” la chiave per decifrare il mistero.
Nestor Burma torna in libreria, pronto a riconquistare i lettori con l’irriverenza e l’umanità che lo contraddistinguono, espresse al loro meglio in questa nuova avventura, finora inedita in Italia.

Léo Malet
Léo Malet

Léo Malet, l’anarchico conservatore, come amava definirsi, è uno dei padri del romanzo noir francese. Nato al numero cinque di Rue du Bassin, a Montpellier, figlio di una sarta e di un impiegato, rimane prestissimo orfano. Quando Léo ha due anni muoiono prima il padre e il fratellino e, a distanza di un anno, la madre. Tutti e tre di tubercolosi. Così, è il nonno bottaio e grande lettore che si prende cura del nipote e lo inizia, in modo non certo canonico, alla letteratura.

A sedici anni Léo Malet si trasferisce a Parigi in cerca di fortuna. Determinante è l’incontro con André Colomer, disertore e pacifista: Colomer gli dà una famiglia e soprattutto lo introduce in ambienti anarchici. In questo periodo Malet collabora anche a vari giornali e riviste (En dehors, Journal de l’Homme aux Sandales, Revue Anarchiste). A Parigi abita in molti posti, anche sotto il ponte Sully, vive alla giornata, fa l’impiegato, il manovale, il vagabondo, il gestore di un negozio d’abbigliamento, il magazziniere, il giornalista, la comparsa cinematografica, lo strillone, il telefonista.

Nel 1931 l’incontro con André Breton gli dà accesso al mondo delle case editrici e degli scrittori; Malet entra a far parte del Gruppo dei Surrealisti. Per qualche tempo il suo vicino di casa è Prévert, uno dei suoi migliori amici Aragon. Si sposa con Paulette Doucet e insieme fondano il Cabaret du Poète Pendu. Dopo una dura esperienza in un campo di concentramento nazista, nel 1941 inizia a scrivere polizieschi firmandosi con svariati pseudonimi: Frank Harding, Leo Latimer, Louis Refreger, Omer Refreger, Lionel Doucet, Jean de Selneuves, John Silver Lee. Con lo pseudonimo di Frank Harding crea il personaggio del reporter Johnny Métal, protagonista di una decina di romanzi gialli.

Nel 1943 pubblica 120 Rue de la Gare con cui esordisce la sua creazione narrativa più celebre, l’investigatore privato Nestor Burma.

Burma sarà protagonista di una trentina di avventure, inclusa una “serie nella serie” intitolata I nuovi misteri di Parigi, che comprende quindici racconti, ognuno dei quali dedicato a un diverso “arrondissment” di Parigi. Con Nestor Burma, Malet da un lato riscuote i primi consensi di pubblico, anche attraverso successive trasposizioni cinematografiche, una serie televisiva (1991-1995) di 85 episodi e l’adattamento a fumetti.

Ma d’altro canto si allontana dal movimento anarchico: nel 1949 il gruppo dei Surrealisti lo espelle con l’accusa di essere diventato “seguace di una pedagogia poliziesca”.

In realtà Malet è uno scrittore dai mille volti: accanto al poliziesco, si cimenta nei romanzi di cappa e spada e, soprattutto, nel noir.

La critica gli concede proprio in questo filone i maggiori riconoscimenti: la Trilogie noir, di cui fanno parte Nodo alle budella, La vita è uno schifo e Il sole non è per noi, viene considerato il suo capolavoro. Malet muore nel 1996. Chi vuole andare a visitare la sua tomba, la trova al cimitero di Chatillon-sous-Bagneux.

Leggi anche il nostro articolo “L’annusatrice di libri, di Desy Icardi

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