Recensione “La straniera” di Claudia Durastanti

La storia di una famiglia è fatta di corpi e anime, parole dette e taciute, luoghi a cui si appartiene e che appartengono. Claudia Durastanti ci regala un’opera sentimentale di straordinaria eleganza.

“Più leggevamo, più in effetti ci sentivamo ignoranti, soli sulla riva della nostra ignoranza, e di fronte a noi il mare.”
Così scrive Daniel Pennac e devo dire che questa è la sensazione che ho provato durante la lettura di questo libro. Mi sono sentita ignorante. La cosa che preferisco quando leggo, è il fatto che mi senta costretta a riflettere. Potrebbe sembrare una banalità, ma non lo è per me, dato che mi ritengo una persona con l’attitudine all’azione piuttosto che al pensiero profondo. Posso però dire di essere anche molto empatica. Questo mi porta a meditare molto quando leggo. Di fronte alla “straniera” mi sono sentita inadeguata.

Non ho mai pensato infatti a come sarei stata se fossi nata o vissuta in un altro Paese, comunque non a Varese. Ho sempre pensato di avere un legame speciale col mare, chissà poi perché? Che persona sarei stata, se fossi nata o vissuta in un posto di mare? Se fossi stata un’isolana? Se invece fossi cresciuta in un paese molto povero?

Le radici che affondiamo nella nostra terra hanno importanza, eccome. E possono attecchire anche in luoghi a noi estranei, a cui sentiamo di appartenere pur non avendoli mai visti prima, o che sentiamo come nostri. È lì, che il nostro sangue si fa più denso.

Claudia Durastanti, in questo suo libro dichiaratamente autobiografico, affronta proprio questo tema. Uso la parola dichiaratamente non a caso, ho capito che per lei non è stato semplice ammetterlo, dichiarare esplicitamente di scrivere se stessa, probabilmente per una forma di pudore verso qualcosa che potrebbe essere riconosciuto come sociale, o socialmente importante. Una donna talmente sagace da aver capito, in maniera inesorabile e profonda che la scrittura è lo stigma di chi resta.

L’autobiografia, e quella di mia madre non fa eccezione, è la bastarda dei generi letterari, perché abbassa la soglia: è in mano a rifugiati, donne, disabili, sopravvissuti all’Olocausto, sopravvissuti a qualsiasi cosa.
Anni fa parlavamo di noi stessi in terza persona su Facebook e ci pareva legittimo, narrativo, diventavamo personaggi senza che questo offendesse nessuno, poi siamo tornati all’io, al pubblicare in prima persona, ma l’idea di farci importanti in un’autobiografia pare sporca e torniamo a nutrire sospetto verso il genere, anche se contribuiamo a rafforzarlo e a renderlo collettivo ogni giorno.

La straniera, Claudia Durastanti

L’autrice sceglie di raccontare la sua vita attraverso le terre in cui ha vissuto, senza considerarle solo nella loro accezione geografica, ma esplorandone il carattere e il pensiero. Sì perché un luogo non è mai solo un posto nel mondo, ma ha un’anima perennemente in contatto con quella delle persone che ci vivono. In tutto questo, Claudia Durastanti, si definisce una straniera: una parola bellissima, se nessuno ti costringe a esserlo. Una donna che arriva da una generazione di donne migranti, con le quali si è rapportata per tutta la vita.

Perché quelle famose radici che ci mantengono fermi e ci nutrono, affondano anche nelle vite di chi con noi è cresciuto, è rimasto o se ne è andato.

Claudia Durastanti, raccontando di sé, non può trascurare il rapporto con la sua famiglia, in particolare con i genitori. Entrambi sordi (l’autrice mi ha abituato a dire le cose come sono, senza inutili giri di parole, che peraltro non allevierebbero la severità di una situazione). Con questa disabilità hanno dovuto fare i conti loro in prima persona, ma anche lei e suo fratello. Una disabilità anch’essa condizionata dal luogo in cui la famiglia ha vissuto. A Brooklyn c’era un certo approccio verso questa condizione, in Basilicata un altro. E così via. L’autrice racconta il percorso fatto alla ricerca di una dimensione comune in cui comunicare, fatta di gesti, suoni e silenzi. Ma comunicare è una cosa, capirsi davvero è un’altra. Che è, del resto, ciò che succede alla maggior parte di noi. Comprendiamo davvero ciò che l’altro vuole dirci? Ciò che l’altro “sente”?

In italiano il verbo “sentire” coincide con la capacità di provare un sentimento e un senso preciso, l’udito. In inglese non è così, “to hear” e “to feel” sono due azioni ben distinte. Non so come funzioni nelle altre lingue. E non so come potrò tradurre le volte che mia madre resta distesa sul letto con gli occhi socchiusi e bisbiglia “Non sento niente”, senza perdere tutto quello che vuole dirmi.

La straniera, Claudia Durastanti

Ci sono emozioni vere e intime in questo libro, rese palpabili da una scrittura penetrante, che spinge il lettore nella vita dell’autrice con una forza vibrante, energica, necessaria. Un viaggio bellissimo e suggestivo nelle terre della vita, le sue e le proprie.

Il futuro era quello che veniva prima di una partenza.

La Straniera, Claudia Durastanti

(La Books Hunter Barbara)

La straniera Cover

Titolo: La straniera
Autore: Claudia Durastanti
Editore: La nave di Teseo
Pagine: 285
Prezzo di copertina: € 18,00
Uscita: 14 febbraio 2019
ISBN: 9788893447751

Finalista Premio Strega 2019, 35^ Edizione del Premio Letterario Nazionale per la Donna Scrittrice “Rapallo” e premio Viareggio-Rèpaci 2019 per la Narrativa.

Tra la Basilicata e Brooklyn, da Roma a Londra, dall’infanzia al futuro, il nuovo libro dell’autrice di Cleopatra va in prigione è un’avventura che unisce vecchie e nuove migrazioni, un viaggio alla scoperta di identità molteplici e amori unici, e il ritratto indimenticabile di una famiglia e di un mondo apparentemente lontani che ci parla con assoluta precisione di oggi.

Come si racconta una vita se non esplorandone i luoghi simbolici e geografici, ricostruendo una mappa di sé e del mondo vissuto?

Figlia di due genitori sordi che al senso di isolamento oppongono un rapporto passionale e iroso, emigrata in un paesino lucano da New York ancora bambina per farvi ritorno periodicamente, la protagonista della Straniera vive un’infanzia febbrile, fragile eppure capace, come una pianta ostinata, di generare radici ovunque.

La bambina divenuta adulta non smette di disegnare ancora nuove rotte migratorie: per studio, per emancipazione, per irrimediabile amore.

Per intenzione o per destino, perlustra la memoria e ne asseconda gli smottamenti e le oscurità. Non solo memoir, non solo romanzo, in questo libro dalla definizione mobile come un paesaggio e con un linguaggio così ampio da contenere la geografia e il tempo, l’autrice indaga il sentirsi sempre stranieri e ubiqui. La straniera è il racconto di un’educazione sentimentale contemporanea, disorientata da un passato magnetico e incontenibile, dalla cognizione della diversità fisica e di distinzioni sociali irriducibili, e dimostra che la storia di una famiglia, delle sue voci e delle sue traiettorie, è prima di tutto una storia del corpo e delle parole. In cui, a un certo punto, misurare la distanza da casa diventa impossibile.

Claudia Durastanti Biografia

Claudia Durastanti (Brooklyn, 1984) è scrittrice e traduttrice. Il suo romanzo d’esordio Un giorno verrò a lanciare sassi alla tua finestra (2010) ha vinto il Premio Mondello Giovani; nel 2013 ha pubblicato A Chloe, per le ragioni sbagliate, e nel 2016 Cleopatra va in prigione, in corso di traduzione in Inghilterra e in Israele. È stata Italian Fellow in Literature all’American Academy di Roma. È tra i fondatori del Festival of Italian Literature in London. Collabora con “la Repubblica” e vive a Londra.

Il nostro incontro con Claudia Durastante.

La straniera di Claudia Durastanti 24 giugno 2019
Incontro con Claudia Durastanti – 24 giugno 2019
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