Prigionieri della rete: ecco alcune nozioni sulla lotta al cyberbullismo e la “patente di smartphone”

Cyberbullismo: conoscerlo, prevenirlo, contrastarlo. Ecco cosa si è detto all’evento “Prigionieri della rete”, tenutosi a Varese, il 17 gennaio 2020.

Il 17 gennaio 2020, nella splendida cornice del Palazzo Estense del Comune di Varese, si è tunuto l’evento Prigionieri della rete, tavola rotonda sul contrasto culturale al cyberbullismo.

A condurre la serata è stata la stessa organizzatrice, Professoressa Paola Biavaschi, giurista e docente di Scienze della Comunicazione presso l’Università dell’Insubria di Varese, dipartimento di scienze umane e dell’innovazione per il territorio.

Paola Biavaschi - Priogionieri della rete
Professoressa Paola Biavaschi

L’assessora ai servizi educativi del Comune di Varese, Rossella Di Maggio, ha introdotto l’argomento con un focus su alcuni concetti: come la contrapposizione faccia diventare autonomi; come il bullismo e il cyberbullismo non siano una relazione tra due persone, bensì tra un gruppo e un singolo elemento che venga isolato; come non sia il divieto di utilizzo di smartphone la soluzione per risolvere il problema del cyberbullismo.

Rossella Di Maggio - Priogionieri della rete
Assessora Rossella Di Maggio

A seguire, l’intervento della Senatrice Elena Ferrara, relatrice della legge n. 71/2017.
La sua volontà e il suo impegno per contrastare il cyberbullismo, nascono anche da un’esperienza che, come si è intuito dal suo racconto, l’ha molto segnata. Elena Ferrara è stata l’insegnante di musica di Carolina Picchio, ragazza quattordicenne che, nella notte tra il 4 e il 5 gennaio 2013, si tolse la vita dopo essere stata vittima di numerosi e gravi episodi di cyberbullismo.

La sua vicenda ha portato al primo processo in Europa sul tema e alla legge sopra citata nel nostro Paese.

La Senatrice ha ripetuto le ultime parole contenute in uno scritto che Carolina lasciò prima di buttarsi dalla finestra. Parole rivolte ai suoi aguzzini: “Spero che voi siate più sensibili sulle parole”.

La Senatrice Ferrara ha continuato il suo intervento puntualizzando la rilevanza che i device di comunicazione hanno raggiunto nella nostra vita e in quella delle nuove generazioni.

“Lo smarphone non è più solo una protesi di noi stessi, ma diventa una parte della propria coscienza”.

Elena Ferrara - Priogionieri della rete
Senatrice Elena Ferrara

Inoltre, ha parlato di un progetto pilota partito in Piemonte, sul patentino per l’uso consapevole dello smartphone (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca).
È questo il progetto che rappresenterà la “spina dorsale” della strategia d’attacco contro il fenomeno del bullismo cibernetico declinato tra i banchi di scuola che vede unite le forze dell’ordine della Questura del VCO, il Compartimento Polizia Postale per il Piemonte e la Valle d’Aosta e L’Ufficio Scolastico Territoriale di Verbania.
Scopo dell’iniziativa è quello di rendere consapevoli gli studenti sui rischi e le opportunità che presentano gli strumenti come lo smartphone.
Il progetto è rivolto agli allievi delle classi prime della scuola secondaria di primo grado.

Durante la serata è intervenuta anche la Dottoressa Luana Nosetti, pediatra e docente presso l’Università Insubria di Varese, che ha parlato delle conseguenze fisiologiche derivanti da un uso incontrollato dei dispositivi digitali, con un focus sui disturbi del sonno.

Il Dottor Paolo Bozzato, psicologo e psicoterapeuta, il quale ha tratteggiato i profili del bullo, del bullizzato e degli spettatori, questi ultimi praticanti del disimpegno morale.
Nel suo ambito di competenza, il Dottor Bozzato ha parlato di prevenzione, attuata su diversi livelli.
Primaria, atta a mettere in campo tutte le risorse necessarie alla prevenzione dei fenomeni di bullismo e cyberbullismo.
Secondaria, una serie di provvedimenti che hanno la mission di non aggravare episodi che si sono già manifestati.
Terziaria, mettere in pratica tutto ciò che occorre per arginare e bloccare fenomeni più gravi.

Il focus, in questo intervento, è stato sull’approccio integrato. Tutte le persone coinvolte nella vita degli “attori” del bullismo e cyberbullismo, devono lavorare insieme per combattere il problema.

Dello stesso avviso è stato il Dottor Mauro Aloisio, giurista e membro dell’Associazione CSIG di Torino, che ha sottolineato come noi tutti siamo responsabili nel contrastare il fenomeno. Ha puntualizzato come anche lo stesso bullo o cyberbullo sia vittima esso stesso. Ha ricordato le caratteristiche che definiscono un atto di bullismo come tale, che deve essere intenzionale, sistematico, asimmetrico.
Il dottor Aloisio ha poi portato degli esempi concreti di azioni compiute sul territorio: dall’installazione di più cassette nelle scuole per denunce in forma anonima di atti sospetti o conclamati, ai percorsi di riabilitazione positiva delle persone coinvolte, alla formazione di docenti, educatori e familiari.

Infine, sono intervenuti Savino Accetta e Andrea Donati, associazione La banda degli onesti onlus, che hanno parlato della difficile congiunzione tra tecnologia e relazioni personali, complicata da attuare ma assolutamente possibile e auspicabile.

Uno sguardo positivo al futuro, possibile grazie a questi nostri ragazzi di oggi, che dobbiamo educare perché siano un domani degli adulti sempre migliori.

Dobbiamo dare loro fiducia, imparare a lasciarli anche sbagliare perché possano capire che la vita è difficile.
Quante volte, parlando con altre persone o ascoltando i media, sentiamo dire “Le nuove generazioni stanno distruggendo il mondo”? Ebbene, la stessa frase (più o meno) fu trovata come iscrizione su un vaso babilonese. A dimostrazione del fatto che, forse, non è proprio vero.

La banda degli onesti
La banda degli onesti onlus – Savino Accetta, Andrea Donati

A concludere la serata, un coinvolgente concerto del pianista argentino Hernan Fassa, accompagnato da un gruppo di adolescenti e giovani musicisti de I piccoli musici estensi: un esempio virtuoso di solidarietà dei giovani verso un’associazione che protegge i giovani.

Prigionieri della rete - Concerto
Prigionieri della rete – Concerto

Noi, riprendendo quanto scritto da Carolina Picchio, “Spero che voi siate più sensibili sulle parole”, vorremmo evidenziare il valore proprio delle parole. Non volano via nel nulla, né quando sono dette, tantomeno quando sono scritte.

Restano per sempre nell’anima di chi le ascolta, di chi le legge. E lavorano dentro, scavano nell’intimo. Possono fare bene al cuore o possono uccidere. Con la stessa intensità. Quindi stiamo attenti a come le usiamo.

Ringraziamo la Professoressa Paola Biavaschi per l’impegno profuso in questa importante iniziativa e per l’invito all’evento che ci ha riservato.


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