Recensione “Non ci salveranno i melograni” di Maristella Lippolis

Non ci salveranno i melograni è un romanzo delicato, un sussurro nel vento, un quadro dipinto con colori pastello.

Laura è una donna giunta a quel momento della vita in cui si deve fare chiarezza dentro se stessi, quando nasce la necessità di riordinare emozioni e pensieri. Non è un momento preciso, può durare un attimo, mesi o anni, dipende da come ci si pone di fronte alla personale visione dell’esistenza. Laura adesso ha bisogno di riallacciarsi al suo passato, per poter capire il suo presente.

Decide di intraprendere un viaggio da sola, per una vacanza di due settimane, e sceglie un’isola della Dalmazia. Una di quelle lontano dal chiasso, perché lei sa di aver bisogno di stare sola e tranquilla, per trovare la concentrazione necessaria a intraprendere il viaggio dentro se stessa.

In quelle due settimane Laura esplora l’isola e inizia a guardarsi dentro in un modo tutto nuovo. Ma sente che qualcosa le sfugge, che è ancora lontana dalla sua meta e che per lei non è ancora tempo di lasciare l’isola. Così, inaspettatamente, decide di restare un altro po’, non più nel piccolo albergo in cui aveva alloggiato, ma a casa di Vera. Una costruzione modesta, con una bellissima veranda e un tavolo di pietra. È giunta lì un giorno per caso, attratta proprio da quella veranda sul mare, da cui si sente profumo di foglie di pomodoro e pesce fresco. La proprietaria è Vera, che subito le offre un pasto semplice e buonissimo. Vera non parla italiano, ma questo non importa, perché sono le sue movenze e suoi gesti di affetto così spontanei, che spingono Laura a fidarsi di lei. Da subito.

C’è una sintonia bellissima tra loro due, una complicità fatta di gesti quotidiani, dal pranzo insieme, alla tisana prima di andare a letto, alla cura dell’orto che tutti i giorni le unisce nei gesti e negli sguardi.

È questa accoglienza che riempie il cuore di Laura, che si sente sempre più legata a quella donna tanto buona, a quell’isola che la tiene al sicuro, cullandola nei suoi pensieri, anche quelli più bui.

Non mi sono mai sentita così, nemmeno con mia madre.
Forse tornare a casa significa questo: accoglienza, pacificazione, continuità.

Ci si può sentire così anche se a casa non ti aspetta nessuno, e l’accoglienza arriva dalla sintonia con tutto quello che ti sta intorno, dal riconoscere i luoghi e il loro particolare suono e odore, l’ordine immutato delle cose, discorsi che possono essere ripresi là dovo si erano interrotti, fili che si riannodano, movimenti del cuore che si accordano con i pensieri.

Da molti anni ormai avevo perso questa sensazione, questo stato di grazia. Oggi l’ho capito.

Dal quaderno di Laura.

È qui che incontrerà Goran, figlio di Vera, che vive sulla terraferma, nella bellissima città croata di Dubrovnik, la città bianca. Là Goran ha una casa con un balcone pieno di piante di melograni. Laura vedrà quella casa e anche quel meraviglioso balcone, vedrà le piante di melograno piegarsi al volere del vento. Leggerà la malinconia negli occhi di quell’uomo, sentirà sulla sua pelle la paura per quella guerra che sta arrivando, sempre più vicina. Un conflitto che dividerà quelli che un tempo erano come fratelli, colpevoli, ognuno, di non essere nati nel posto giusto.

E così, mentre la guerra dei Balcani incombe sempre più veloce e spaventosa, un uomo e una donna si incontrano, si leggono dentro reciprocamente e cercano di dare uno le risposte alle domande dell’altra. Provano a sentirsi di nuovo a casa, anche se sanno che c’è un tempo per tutto e per tutti.

Un libro bellissimo, scritto con la cura di chi ha il cuore pieno di emozioni e vuole trasmetterle in ogni parola che regala al lettore. Personaggi che non dimenticherò perché ognuno di loro mi ha dato tanto. Un’isola che farà parte di me, perché anche se non ci sono mai andata, attraverso queste pagine posso dire di essere stata là.

P.S. In questo libro si parla della paura portata dalla guerra. C’è un passaggio che, in modo addirittura sconvolgente, mi ha riportato alla situazione che stiamo vivendo in questo nostro periodo storico, assediati non dalle truppe nemiche al confine della città, ma da un virus che miete tantissime vittime ogni giorno, come soldati costretti a combattere una battaglia che non hanno mai voluto.
E mi sono trovata a pensare: “in fondo, anche questa è una guerra vera e propria”.
Ecco il passaggio:
Le scuole sono chiuse, le attività della città sono ridotte al minimo essenziale, continuiamo a vivere, ma nessuno sa quanto durerà e cosa potrà fermare questo incubo. Cosa ci ha insegnato la storia a proposito degli assedi portati alle città? Mi sembra che saperlo non mi serva, perché questa è una storia senza precedenti“.

(La Books Hunter Barbara)

Non ci salveranno i melograni

Titolo: Non ci salveranno i melograni
Autore: Maristella Lippolis
Editore: Ianieri
Pagine: 185
Prezzo di copertina: € 14,50 – ebook € 7,99
Uscita: 10 gennaio 2019
ISBN: 9788894890648

Un’isola della Dalmazia nel 1991, nei giorni che precedono lo scoppio della guerra nei Balcani. Una donna che trasforma il tempo della vacanza in un viaggio dentro la propria vita. Un uomo che deve scegliere da che parte stare e quale senso dare alla propria esistenza. Non ci salveranno i melograni racconta del momento in cui per la prima volta dopo la Seconda guerra mondiale in Europa si sono affermati i nazionalismi; di come una guerra fratricida abbia sconvolto le geografie e le anime, e delle ragioni di chi allora ha scelto di non arrendersi.

Maristella Lippolis - biografia

Maristella Lippolis
Nata nella Liguria di ponente, vive a Pescara. Ha esordito negli anni ’90 con alcuni racconti pubblicati da “Tuttestorie”.
Nel 1999 ha vinto il Premio Piero Chiara con la raccolta di racconti “La storia di un’altra” (Pescara, Tracce, 1999). Segue il romanzo “Adele né bella né brutta”, la storia di una donna che decide di prendere in mano la propria vita (Milano, Piemme, 2008; finalista Premio Stresa). Collabora con “Leggendaria”, rivista di scritture e linguaggi di genere. Organizza laboratori di scrittura creativa e autobiografica. Ha fondato il Centro di cultura delle donne Margaret Fuller e contribuito alla nascita del comitato Se non ora quando. Piemme nel 2013 ha pubblicato il suo romanzo “Una furtiva lacrima”.


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