Il caso Telegram: libri, giornali e riviste diffuse illecitamente

Telegram e i libri piratati: il caso è di questi giorni.

Telegram, più precisamente i suoi rappresentanti legali, pare fossero fino a oggi inconsapevoli dei contenuti illeciti dei canali oggi chiusi, questo precisa la procura di Bari.

Telegram - chiusi canali

I canali di cui è disposto l’oscuramento sono in totale 19. Lo scopo era quello di scaricare riviste, giornali e libri da diffondere poi senza consensi attraverso Telegram, a fini di lucro.

Come lucravano? Come si lucra spesso oggi con i social, ovvero attraverso la cessione dei dati personali per motivi pubblicitari. Questa è l’ipotesi della Procura di Bari.

Calcolati in 670mila euro al giorno, 250 milioni di euro all’anno, i danni all’editoria.

Telegram libri piratati

Ben 580.000 utenti iscritti, che in questo particolare periodo di quarantena dovuta al coronavirus, pare fossero in notevole aumento.

Ancora non identificati, per ora, gli amministratori dei singoli canali e quindi il sequestro rimane a carico di ignoti. Nel frattempo, naturalmente, Telegram dovrà rimuovere i files illecitamente diffusi.

Ma da dove è partito tutto? Dalla denuncia della Federazione Italiana Editori Giornali (Fieg) all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom). La procura di Bari è la prima a essere intervenuta disponendo la notifica di un sequestro preventivo nei confronti degli indirizzi mail dei rappresentanti legali della società che gestisce Telegram.

Si sono ipotizzati i reati di ricettazione e riciclaggio; ma anche accesso abusivo a un sistema informatico o telematico, furto e violazione della legge sul diritto d’autore.


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