Recensione “Cecità” di José Saramago

José Saramago, con il suo libro Cecità, consegna ai lettori di tutto il mondo una biografia di loro stessi in tempi di pandemia. Una visione “accecante”, di ciò che potremmo diventare e, diremmo anche, di cosa siamo diventati durante e nel post coronavirus.

Inutile sottolineare quanto prima questo romanzo fosse stato scritto (1995) e quanto oggi risulti così fastidiosa la storia in esso contenuta, e quanto ancor di più spaventi. José Saramago ha avuto una visione così chiara e rapida di ciò che sarebbe accaduto in una situazione di pandemia, da sconvolgere.

Cecità, diventato anche un film nel 2008 (Blindness) con Julianne Moore e Mark Ruffalo, diventa colonna sonora di questi mesi di quarantena, entrando di fatto, o forse meglio dire, ritornando di fatto, nella top ten dei libri più venduti. Non di rado accade che un libro torni in auge quando racconta in maniera chiara e precisa di un sentimento improvvisamente così comune, oltre ovviamente ai fatti.

Certo, nel suo romanzo, Saramago porta davvero all’estremo la razza umana, relegandola ai livelli più bassi, conciando letteralmente ogni dignità. Leggerne fa venire i brividi, ma fa anche riflettere. Cominci inevitabilmente a pensare a questo 2020, iniziato così male e speri, speri che alla fine, una fine metaforica, vada davvero tutto bene.

Ad ogni modo, il lavoro dell’autore è più profondo. È un’attenta analisi dei sentimenti in situazioni estreme. È come un topo in gabbia sottoposto a un esperimento. Va studiato, interpretato. L’uomo in questo romanzo è quel topo. Ha bisogno delle cose più elementari e per averle diventa una bestia; dalla sopravvivenza del corpo a quella dello spirito. La rapidità con cui alcuni soccombono prima di altri.

Una delle caratteristiche di Cecità, è il non collocare i fatti in luoghi precisi, ma nemmeno collocare la storia in un anno determinato. No, perché l’intento, a mio modo di vedere, è proprio quello di lasciare spazio e corda: può succedere a chiunque in qualsiasi momento e mai come ora, noi ne siamo testimoni. Inoltre nessuno capisce come succede di diventare ciechi, lo si diventa e basta, uno dopo l’altro, un contagio atroce: il mal bianco. E nessuno sa come si guarisce.

In mezzo al contagio e alla guarigione, c’è un’intera sfera di sentimenti e comportamenti da analizzare. Una sola donna in grado ancora di guardarli uno a uno. Ma anch’ella di fronte a tanta abiezione, sarà solo un topo da studiare.

José Saramago ha visto senza vedere. Ha riconosciuto in ognuno di noi istinti e bisogni estremizzati dalla mancanza, dalla negazione. Ha voluto riconoscere nella storia dell’uomo (inteso in senso prettamente generico), la mera volontà di non vedere, pur vedendoci benissimo.

(la Books Hunter Jessica)

Cecità José Saramago

Titolo: Cecità
Autore: José Saramago
Editore: Feltrinelli
Genere: Romanzo
Cartaceo: € 10,00 / Ebook: € 6,99
Pagine: 288
Uscita: 26 febbraio 2013

In un tempo e un luogo non precisati, all’improvviso l’intera popolazione perde la vista per un’inspiegabile epidemia. Chi viene colpito dal male è come avvolto in una nube lattiginosa.

Le reazioni psicologiche sono devastanti, l’esplosione di terrore e di gratuita violenza inarrestabile, gli effetti della patologia sulla convivenza sociale drammatici. La cecità cancella ogni pietà e fa precipitare nella barbarie, scatenando un brutale istinto di sopravvivenza.

José Saramago

José Saramago è nato nel 1922 ad Azinhaga, in Portogallo. Due anni dopo la sua nascita, la famiglia dello scrittore si trasferisce a Lisbona dove il padre lavora come poliziotto. Le difficoltà economiche in cui la famiglia versa, lo costringono ad abbandonare gli studi e a intraprendere diversi lavori. Fa così il fabbro, il disegnatore, il correttore di bozze, il traduttore, il giornalista, e il direttore letterario e di produzione in una casa editrice.

Nel 1947 pubblica il suo primo romanzo. Nel 1998 gli viene assegnato il premio Nobel per la letteratura, riconoscimento che suscitò molte polemiche nel mondo cattolico per le sue ben note posizioni antireligiose. Polemiche che lo hanno fatto decidere di trasferirsi a Lanzarote, nelle isole Canarie. È morto nel giugno 2010. Feltrinelli sta pubblicando l’intera sua opera.


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