Recensione “Frieda” di Christophe Palomar

Avventurarsi in questo romanzo, abbandonarsi alle sue atmosfere, lasciarsi coinvolgere, non è stato facile. Eppure è stato naturale, quasi fisiologico. Una contraddizione? Sì, può essere. Ma è quello che ho provato.

La storia scritta da Christophe Palomar è ambientata negli anni ’20 del secolo scorso e si dipana tra Hannover, Vienna, Berlino, Capri  e Buenos Aires. Queste non sono semplici tappe di un viaggio lungo una vita, ma sono parti dell’anima di Joachim von Tilly, erede di una stimata famiglia di conti tedeschi, uomo d’affari diviso tra amori, rimpianti, speranze e tradimenti.

Il periodo storico si riferisce a una Germania osservata da tutto il resto del mondo, che la vede passare dalla gloria della ricchezza e della Belle Époque, dall’ordine a dalla supremazia, al decadimento e al caos lasciati dal nazismo, che dapprima sembra edificare il suo invincibile impero, ma che poi lascia dietro di sé morte e disfatta. Una Germania che sembra invincibile, ma invece si ritrova sconfitta. E sembra che lo stesso destino tocchi a Joachim, che vede la sua esistenza oscillare tra momenti alti e cadute a picco.

È un uomo d’affari Joachim, a capo delle acciaierie di famiglia, dove tuttavia deve fare i conti con i continui attriti col cognato Karl. Quando la situazione politica ed economica del Paese si fa difficile, Joachim, che è un uomo abituato a pensare molto, a riflettere su tutto, si trova a dover scegliere, a volte intraprendendo la via sbagliata. Resta vittima delle sue scelte, sepolto sotto macerie fatte di ripensamenti. Ma va avanti, sempre e comunque. Questa è la sua inarrestabile forza.

Nel suo viaggiare (non è ancora una fuga, almeno non lo è in modo consapevole) Joachim arriva a Capri, una città che lo sorprende e che gli restituisce la speranza di un nuovo inizio. Non lì, sull’isola, bensì altrove. Eppure è a Capri che l’idea di una vita nuova si fa strada nella sua mente. Proprio lì, dove per un soffio perde la possibilità di rivedere lei, Frieda.

Frieda von Richthofen nel romanzo di Palomar non ha una parte sua ben definita, della sua vita viene raccontato poco, quasi come se fosse un personaggio marginale della storia. Ma così non è. Perché è come se Joachim, nel suo racconto, guardasse la vita e il suo svilupparsi attraverso gli occhi di lei, ispirato da lei e dalla sua personalità. Come se attraverso lui, il lettore assorbisse le peculiarità di lei. Attraverso lui, il lettore entra in contatto con lei. Un contatto profondo, che la fa percepire come una donna appassionata e molto intelligente. Aggraziata e traboccante di fascino magnetico. Una tecnica narrativa difficile da costruire, ma decisamente efficace, fine, penetrante.

La scrittura di Palomar è impeccabile, dà spessore ai pensieri e carattere ai personaggi. Culla il lettore che può bearsi nella consistenza dei luoghi e dei fatti, come se fosse lì presente. Racconta l’amore e la passione nella loro pienezza, così come l’amarezza e il rimpianto. Mentre si legge questo romanzo, si avverte qualcosa penetrare sotto pelle, anche se è difficile, fino alla fine, dare un nome a questa sensazione. Poi però, come un tatuaggio, sulla pelle compaiono due parole: fuga (adesso sì, uso questo termine) e solitudine.

(La Books Hunter Barbara)

Frieda

Titolo: Frieda
Autore: Christophe Palomar
Editore: Ponte alle Grazie
Pagine: 306
Prezzo di copertina: € 18,00 – ebook € 9,99
Uscita: 27 febbraio 2020
ISBN: 9788833313481

Attraverso le vicende di Joachim, rampollo di una famiglia di conti tedeschi, Palomar ci consegna un ampio e originale affresco ambientato tra il declino della Belle Époque, i vorticosi anni Venti e il crollo del nazifascismo.

La Frieda che dà il titolo a questo sorprendente romanzo è Frieda von Richthofen, figlia di un alto ufficiale tedesco, cugina del Barone Rosso e musa di D.H. Lawrence, il chiacchierato e geniale autore dell’«Amante di Lady Chatterley». Donna dalla personalità eccezionale, è lei la grande fonte d’ispirazione e di passione del protagonista e voce narrante del romanzo, Joachim von Tilly. Questi,rampollo di una famiglia di conti tedeschi, sembra destinato a seguire le orme paterne a capo delle acciaierie di famiglia. Nella bellezza della Capri del primo Novecento, Joachim avverte tuttavia la possibilità di un’altra vita. Inizia allora per lui una fuga senza fine, costellata d’incontri, amori, speranze e tradimenti. Una fuga che lo porta da Vienna e Berlino fino a Buenos Aires, dove lo attendono le risposte alle tante domande lasciate in sospeso. Attraverso le vicende di Joachim, Palomar ci consegna un ampio e originale affresco ambientato tra il declino della Belle Époque, i vorticosi anni Venti e il crollo del nazifascismo.

Pubblicato in poche copie nel 2015 da un piccolo libraio-editore milanese e ora presentato in una versione largamente rivisitata, questo grande romanzo, classico e modernissimo al contempo, rivela finalmente a un pubblico vasto uno dei nuovi autori più promettenti di questo scorcio di secolo.

Christophe Palomar - Biografia

Christophe Palomar
Nato in Alsazia (Francia) da padre italiano e madre spagnola, Christophe Palomar cresce a Tunisi. Studia alla HEC di Parigi e alla Bocconi e intraprende una carriera di manager che lo porta a viaggiare di continuo e a scrivere quasi sempre di notte. Dal 2007 divide il suo tempo fra la consulenza per le aziende e la letteratura. Ha pubblicato Lasciare Trieste (Pendragon, 2017) e partecipato al libro collettivo Occhi mediterranei (Pendragon, 2019). Nel 2020 Frieda, per Ponte alle Grazie.


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