Recensione “Inventario di un cuore in allarme” di Lorenzo Marone

Lorenzo Marone, ancora una volta, riesce a stupire e coinvolgere i suoi lettori con una semplicità d’animo e una penna ironica, che lo rendono un protagonista indimenticabile della letteratura dei nostri giorni.

Mi piace così Lorenzo Marone, genuino, spontaneo, ironico. Lui e la sua penna. La sua scrittura riflette appieno la sua personalità. Sono un tutt’uno che arriva dritto al cuore e fa presa.

Ho comprato questo libro sulla fiducia, senza neanche leggere la trama, mi bastava il nome dell’autore. Mai mi sarei aspettata di incontrare una storia così. Lui che racconta di se stesso, portando allo scoperto le sue fragilità. Sempre con una istintività disarmante, come se svelare le proprie debolezze a una platea fosse la cosa più naturale del mondo.  Ma non lo è, e lo sappiamo tutti. Tutti facciamo fatica a mostrare i nostri nervi scoperti. Anche a lui sarà costato un grande sacrificio, ma ha trovato la chiave giusta per farlo, senza mai essere pesante o banale, riuscendo piuttosto a risultare esilarante. Già, perché si racconta con la giusta dose di umorismo.

Questo libro è costellato di dati, ricerche, analisi, esperienze. Il tutto portato a un livello riflessivo semplice, alla portata di tutti.

Lorenzo Marone prende per mano i suoi lettori e li conduce nel suo mondo, in una specie di fluttuazione leggera attraverso i suoi pensieri e le sue considerazioni.  

Lui, diciamolo, ipocondriaco, rispetta le paure e le fobie di tutti, ammette senza riserve di vivere nel costante terrore della malattia e della morte. Ci dice che siamo abituati e assuefatti alla bruttezza, piuttosto che alla bellezza di ciò che ci circonda. Ci dice che non possiamo avere il controllo su tutto, anche se questa sensazione ci spaventa. Riflette sulla sua personale missione, che è quella di andare avanti nonostante la paura che tutto finisca da un momento all’altro.

Fare tutto nonostante l’ipocondria, ecco il messaggio più importante, la scelta più difficile ma allo stesso tempo vincente. Galleggiare malgrado la consistente nebbiolina (l’idea di morte) che ti soffoca a ogni respiro e ti impedisce di vedere la vita. Costruire sebbene la mente ti tiri brutti scherzi.

L’ipocondriaco è un pessimista per natura? Potrebbe essere, ma non è detto. Perché anche se vede la catastrofe pressoché ovunque, ha speranza. Ha coraggio, perché accettare la propria condizione richiede proprio questo. In fondo, non è coraggio se non si ha paura. A questo coraggio, Lorenzo Marone ha saputo aggiungere un po’ di sana leggerezza, di ironia che non guasta mai. Ha capito che la sua salvezza sarebbe stata l’accettazione invece che la rassegnazione, e che le cose, se le guardi da vicino, le affronti meglio.

… mi sono reso conto che vivere nel terrore è come stare sempre in apnea, invece da vicino le cose fanno meno paura. C’è solo da trovare la forza per superare quel muro insormontabile fatto di diffidenza, codardia, forse pure pigrizia, il coraggio di scavalcare e guardare cosa c’è dietro. Come diceva quella bella frase? «Tutto ciò che vuoi è dall’altra parte della paura».

Caro Lorenzo,
grazie per aver scritto questo libro, per questo pezzetto di vita che hai voluto condividere con me. Ti ho letto con avidità, capendoti come solo un’altra ipocondriaca potrebbe fare, con l’empatia necessaria a una totale connessione di pensieri e sensazioni.
P.S. anche io sono una portatrice (livello professionale eh, non principiante) di sindrome da colon irritabile.

(La Books Hunter Barbara)

Inventario di un cuore in allarme

Titolo: Inventario di un cuore in allarme
Autore: Lorenzo Marone
Editore: Einaudi
Pagine: 296
Prezzo di copertina: € 18,00 – ebook € 9,99
Uscita: 11 febbraio 2020
ISBN: 9788806245870

Le confessioni comiche, poetiche, paradossali di un «cuore in allarme». Che prende in giro sé stesso mettendo in scena quello che, da Molière a Woody Allen, è sempre stato il piú irresistibile dei personaggi tragici.

Per un ipocondriaco che vuole smettere di tormentare chi gli sta accanto con le proprie ossessioni, trovare una valvola di sfogo è una questione vitale. Ma come si impara ad affrontare la paura da soli? Forse raccontandosi. È quello che fa Lorenzo Marone, senza timore di mostrarsi vulnerabile, con una voce che all’ansia preferisce lo stupore e il divertimento.

Scorrendo l’inventario delle sue fobie ognuno può incontrare un pezzo di sé e partecipare all’affannosa, autoironica ricerca di una via di fuga in discipline e pratiche disparate: dalla medicina alla fisica all’astronomia, dalla psicologia alla religione, dai tarocchi all’astrologia. Alla fine, se esorcizzare del tutto l’angoscia resta un miraggio, possiamo comunque reagire alla fragilità ammettendola. E magari accogliere, con un po’ di leggerezza, le imperfezioni che ci rendono unici.

Lorenzo Marone

Lorenzo Marone nasce a Napoli. Laureato in Giurisprudenza, esercita l’avvocatura per quasi dieci anni, mantenendo parallelamente un’intima attività di scrittore. Un giorno smette di fare l’avvocato, si trova un lavoro come impiegato in un’azienda privata e comincia a spedire i suoi racconti. Suoi sono i libri Daria (La gru, 2012), Novanta. Napoli in 90 storie vere ispirate alla Smorfia (Tullio Pironti, 2013), La tentazione di essere felici (Longanesi, 2015), Magari domani resto (Feltrinelli 2017), Cara Napoli (Feltrinelli 2018) e Tutto sarà perfetto (Feltrinelli, 2019).


Di se stesso scrive: «Amo i cani e tutti gli animali, corro tre volte a settimana, ascolto musica in ogni momento del giorno, soprattutto di gruppi rock italiani semisconosciuti, leggo la sera a letto, in genere testi di autori contemporanei, ho difficoltà a lasciare un romanzo a metà, sono molto freddoloso, adoro il cinema e le persone curiose, mi fanno paura i ragni, e per prendere l’aereo mi devo imbottire di calmanti. Preferisco la birra al vino, il salato al dolce, il cioccolato fondente a quello al latte, e i cattivi rispetto ai finti buoni. Mi piacerebbe saper cucinare, ma sono una frana, come in ogni attività manuale. Però so farmi scrocchiare la schiena con un solo movimento».


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